

Motto: “Wandt got wildt”
conti di Brozolo, Cocconato e Marmorito, Montmayeur, Passerano, Primeglio, Robella, Veveri, Villanova; signori di Aramengo, Balangero, Druent, Marcorengo, Pocapaglia, Radicata, Ticinetto, Tonengo; consignori di Berzano, Capriglio, Castelletto Merli, Cellamonte, Cocconito, Colcavagno, Giarole, Lavriano, Mathi, Moncucco, Mondonio, Montiglio, Murisengo, Piobesi, Piovà, Rivalta, Rosingo, San Sebastiano, Terruggia
e origini della famiglia Radicati di Cocconato, una delle più illustri della regione subalpina, non sono ancora state chiarite dagli studiosi. Questa antica ed illustre famiglia piemontese ebbe la signoria di tutto il vasto contado di Cocconato, allora facente parte della diocesi di Vercelli, dal cui Vescovo ne fu originariamente investita al principio dell'XI secolo.
Successivamente ne ricevette conferma con diplomi imperiali dei secoli XII e XIII.
Il comitato di Cocconato si estendeva su una superficie di colline confinanti colle contee di Torino, di Asti e col territorio di Chieri, col Monferrato e col Po. Comprendeva pertanto Cocconato, Cocconito, Brozolo, Passerano, Marmorito, Aramengo, Capriglio, Schierano, Casalborgone, Castelvero, Robella, Tonengo, Berzano, San Sebastiano, Piovà, Bagnasco, Moriondo, Montaldo, Monteu da Po, Torre Reale, Trabia, San Siro, Villanova di Mondovì, ed altri ancora.
La giurisdizione dei Radicati subì, scrive il Vergano, naturalmente, delle variazioni nel corso dei secoli, poiché intorno vi erano organismi politici di notevole entità, come il marchesato di Monferrato, il comune di Asti, la contea dei Biandrate, il comune di Chieri, quello di Vercelli e fu, ad ogni modo, una prova di forza e di saggezza politica il fatto che la contea si sia mantenuta in vita e abbia avuto una influenza notevole nella storia della regione.
Si formò così un piccolo stato, che ebbe notevole importanza, sia per la sua situazione, sia per le varie alleanze che a seconda degli eventi e dei tempi, i Radicati conclusero ora con la repubblica di Asti, ora coi marchesi di Saluzzo, ora coi Visconti di Milano.
I Radicati ebbero complessivamente 47 feudi e non vi è dubbio che un contado così esteso ed importante appartenesse ad una casata di origini assai antiche, dalla quale, di tempo in tempo, uscirono uomini illustri, alcuni dei quali sono sepolti nell'abbazia di Santa Maria di Vezzolano.
Verso il 1178, la famiglia assunse il nome di “Radicati” da una terra detta “Radicata”, la quale era situata sulla destra del fiume Po. E’ nota una conferma di feudi a questa famiglia, in favore del conte Ottobono, fatta dall'imperatore Federico I il 5 marzo 1186, la quale già presuppone precedenti investimenti imperiali.
La sua riconferma venne fatta dall'imperatore Federico II il 3 novembre 1249 ad Alamanno Radicati, con la quale agli altri privilegi si aggiungeva quello della zecca.
Pare, però, che i Radicati non abbiano coniato monete prima della seconda metà del XVI secolo, e probabilmente nemmeno poterono subito servirsene, a causa dei grandi torbidi e guerre delle quali furono teatro queste terre d'Italia sino alla pace di Chàteau Cambresis nel 1559.
Appunto dopo quest'epoca, sembra che abbiano pensato ad utilizzare questa prerogativa vedendo il guadagno che ricavavano dalle loro zecche i marchesi di Masserano e i conti di Dezana, le terre dei quali da essi non si trovavano molto distanti.
Non esistono documenti per provare l'epoca sicura dell'apertura della zecca dei Radicati, la quale, scrive il Promis, certamente si trovava in Passerano.
Le prime monete portarono la data del 1581, ragione per cui si può affermare che, prima di tale data, i Radicati non abbiano cominciato a battere moneta.
Furono coniate monete di gran pregio, accanto ad altre, purtroppo, “basse”; tutte sono attualmente assai, ricercate dai numismatici, perché costituiscono delle autentiche rarità.
Batterono moneta i Radicati conti di Cocconato dal 1581 al 1598; Ercole Radicati nel 1585, Percivalle Radicati nel 1594, Giacomo Radicati pure nel 1594. Con una Convenzione del 1598 i capi dei tre terzieri della famiglia, e cioè Giovanni Matteo di Brozolo, Alessandro di Passerano e Pompeo di Robella, anche a nome dei feudoconsorti, rinunciarono al privilegio di zecca e cedettero i loro diritti al duca di Savoia, il quale subito chiuse la zecca col compenso di 420 scudi.
Il Casalis dice che nel XIII secolo “non mai altra prosapia diede così gran numero d'insigni personaggi come i conti Radicati di Cocconato”. Di sicuro si sa che parecchi esponenti dei Radicati presero parte alle crociate, alle quali si distinse, in modo particolare, Oberto, valente guerriero e diplomatico alla corte del Monferrato (1206).
Appartennero a questa famiglia i vescovi di Asti, Bonifacio Radicati II (1245-1260) e Corrado Radicati(1260-1283), durante il cui episcopato venne ricostruito il campanile della Cattedrale di Asti. Una lapide in pietra, incastrata ancora nel muro esterno del campanile stesso, verso la piazza, a circa 4 m. dal suolo, ricorda l'avvenimento con quattro esametri latini.
I conti di Cocconato, dopo molte vicende, ora fortunate, ora avverse, furono sottomessi dall'imperatore Massimiliano con Diploma l° aprile 1503 al duca di Savoia Filiberto I, ma non si approdò a nulla di concreto, perché i Radicati furono... sempre ostili ai Savoia!
Durante le guerre tra Francia e Spagna, i Radicati, che non volevano saperne dei Savoia, parteggiarono per i Francesi.
Tra i molti personaggi appartenuti al ramo primogenito di Cocconato, ricorderemo un uomo interessantissimo, Annibale Radicati, che condusse una vita oltremodo avventurosa e morì decapitato il 30 aprile 1574 sulla piazza di Grève di Parigi. Bandito dal Piemonte, trovò ospitalità alla corte di Caterina de' Medici in Francia; nelle guerre di religione si schierò con la parte cattolica acquistando triste fama di fanatico. Beniamino della duchessa di Nevers, amante di Margherita di Valois, regina di Navarra, si fece promotore di un movimento che, alla morte di re Carlo IX, avrebbe dovuto assicurare la corona di Francia non a Enrico re di Polonia, bensì al fratello minore, duca d'Alençon. Il complotto fu svelato, e il Radicati lasciò la testa sul patibolo.
Annibale Radicai fu immortalato da Alessandro Dumas, nel romanzo: “La regina Margot”.
Il contado di Cocconato, prima si divise nei tre colonnellati di Robella, Brozolo e Casalborgone (che mutò poi titolo e si disse di Passerano), quindi in vari rami i quali assunsero i nomi feudali delle varie terre conservando però il titolo comune di origine di Cocconato.
Altre importanti rami di questa nobile famiglia sono:
linea di Passerano:
Radicati di Cocconato, conti di Passerano;linea di Brozolo:
Radicati di Cocconato, conti di Brozolo, Marcorengo, ecc. ;linea di Primeglio:
Radicati di Cocconato, conti di Primeglio e Schierano;linea di Marmorito:
Radicati di Cocconato, conti di Passerano e Marmorito, conti di Primeglio e Schierano
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