

Motto: “En esperance”
marchesi di Mioglia (1747); conti di Albaretto e Lottulo, Casalgrasso, Castellero, Castelletto Stura, Lovencito, Montanera, Pralungo, Scarnafigi, Tonengo; baroni di Villareggia; signori di Lombriasco; consignori di Cavallerleone, Corveglia, Crova, Luserna, Monale, Moriondo, Ruffia, Villanova
Provenienza: Casale, dove i Ponte sono attestati
dal
XII
secolo
Prime attestazioni: Fine XIII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de populo, guelfa
nnoverati tra la più scelta nobiltà di Asti, i Ponte, scrive Agostino della Chiesa, presero il nome dal Castello di Ponte Stura.
I Ponte, quindi, trassero, come tutte le famiglie di origine feudale, il cognome dal toponimo della loro primitiva signoria, quella di Ponte Stura. Verso il Mille, i Ponte appaiono diramati nel Monferrato, e nel corso del XIV secolo risultano aderenti e sostenitori della fazione ghibellina dei Cane. In questo periodo, Francesco e Guglielmo Ponte (1303 e anni successivi), capeggiano in Casale il partito dei Cane con i De Ilia, i Balestrieri, i Grassi e parecchi altri.
Più tardi, però, i Ponte furono costretti ad allontanarsi dal Monferrato per la cacciata dell'illustre famiglia dei Cane ad opera del marchese Giovanni II. I Ponte, allora, vennero nel 1345 a stabilirsi definitivamente in Asti, da dove si diramarono nell'intero Piemonte.
La data del 1345, secondo il Ricaldone, non corrisponde alla cronologia degli avvenimenti che videro la fazione dei Cane, esule da Casale. I Cane, secondo questo autore, sarebbero caduti in disgrazia di Giovanni II Paleologo dopo il 1357 e i Ponte, assai probabilmente, si sarebbero trasferiti ad Asti non prima del 1365.
Le attestazioni politiche di questa famiglia tra XII e XIV secolo sono piuttosto rare.
Emerge solo la figura di Facino de Ponte, più volte credentario, iscritto alla matricola dei notai nel 1304 e legato all'ambiente del Capitolo della Cattedrale di Asti. La partecipazione politica della famiglia si fece più consistente alla fine del Trecento, quando alcuni Ponte ricoprirono uffici comunali. Il personaggio di maggior rilievo fu Francesco Ponte, il quale nel 1386 fu credentario e sapiente di Asti, nonché podestà di Antignano.
Acquistarono dai Ferreri, nobili astigiani, il luogo ed il castello di Corveglia; nel 1382 lo stesso Antonio ottenne il feudo di Lombriasco da Clemente VII (antipapa residente ad Avignone), e l'anno successivo, nel 1383, quello di Cremolino. Nel 1395, insieme col fratello Corradino, Antonio acquistò dagli Enganna di Barge la signoria di Scarnafigi.
Personaggio di rilievo, è Pietrino Ponte (Asti, 1465 - Malta, 1525), gran maestro dell'ordine Gerosolimitano di Malta.
A lui va il merito, nel breve periodo del suo gran Magistero, di avere convinto Carlo V all'impresa di Tunisi, in cui Pietrino del Ponte ed i suoi cavalieri furono i principali collaboratori dell'imperatore nella felice riuscita.
Dal 1485, i Ponte risultano feudatari di Castellero; un secolo più tardi (fine XVI secolo), Antonio Ponte ottiene col titolo comitale i feudi di Montanera e di Castelletto Stura, che rimane ai Ponte fino al 1633, quando viene infeudato, per successione, il conte Bartolomeo Francesco Trotti.
Antonio Ponte, di cui sopra, fu ambasciatore di Vittorio Amedeo I presso il re d'Inghilterra. In riconoscimento dei suoi preziosi servizi, venne insignito del collare dell'Ordine Supremo dell'Annunziata.
Nel XVI secolo, i Ponte si divisero in due rami: dei Conti di Lombriasco e dei Conti di Castellero. Della prima linea, si ricordano Nicolò e Amedeo. Nicolò, avvocato fiscale in Asti nel 1517, e poi senatore, fu padre del celebre Amedeo. Professore di leggi in Torino, fu consigliere di Stato e senatore del Senato di Asti, poi a Torino, presidente del contado d'Asti e marchesato di Ceva nel 1576.
Nel 1577 fu nominato primo presidente del magistrato della Camera per il Piemonte, e più tardi primo presidente del Senato in Torino (1588). Nel 1578 ottenne il feudo di Casalgrasso con diritto di primogenitura. Fu sepolto dopo il 1592 nel Convento di San Francesco di Asti, in via XX Settembre.
Giovanni Francesco Ponte, figlio di Amedeo, fu consigliere di Stato e generoso benefattore nella città di Asti.
Della linea di Castellero, si ricordano, oltre Pietrino Ponte a cui abbiamo accennato, Gaspare Amedeo Ponte primo presidente del Senato di Torino; Gaspare Emanuele Ponte, gentiluomo del principe di Carignano e, ultimo della linea, Filippo Ponte, colonnello nel reggimento d'Asti, maggiore generale e governatore degli invalidi. Investito nel 1771, giurò nel 1822. Scrive il Cibrario: “I due rami dei conti di Lombriasco e di Castellero si estinsero verso la fine del 1700. La cospicua eredità dei conti di Lombriasco passò ad una Tremolety de Montpezat, rimaritata poi al marchese Gros di Preville”.
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e attività economiche dei Ponte sono scarsamente osservabili fino all'ultimo quarto del Trecento. Tra gli anni Settanta e Ottanta, invece, divennero assidui finanziatori del vescovo di Asti. Tale frequentazione li mise in contatto con la Curia apostolica di Avignone, dove alcuni membri della famiglia si trasferirono in qualità di mercanti e prestatori. Nel 1371 Giovanni e Simone Ponte vi operavano, anche in società con Lorenzo Scarampi, e nel 1376 essi risultavano creditori della Camera apostolica per una cifra elevata. Nella stessa città, quattordici anni dopo, Corradino Ponte ottenne l'incarico di procuratore delle esazioni, probabilmente come retribuzione di un mutuo concesso al papato, e ancora nel 1393 egli vi risultava proprietario di una casa e di una bottega. I Ponte furono anche presenti a Ypres, dove, verso il 1380, ottennero la concessione di un banco di pegno, per dodici anni, in società con Roero e Ricci. Non è da escludere un loro parziale radicamento a Rochefort, dove nei medesimi anni è attestato un Giacometto Ponte chierico.
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iacomo e Antonio Ponte acquisirono dai rappresentanti apostolici nel 1376 il luogo e il castello di Corveglia e nel 1378 quello di Vezza, entrambi appartenenti al vescovo di asti. Nel 1382 lo stesso Antonio ottenne da papa Clemente VII il feudo di Lombriasco, del quale fu nuovamente infeudato nel 1392, insieme al fratello Corradino, da parte degli Acaja. Nel 1395 Antonio e Corradino acquistarono Scarnafigi dal consortile dei signori di Barge. I loro discendenti Pietrino e Antonio, nel 1455, ottennero l'infeudazione di Castellero.
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