Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Ni trop ni peu”

conti di Torre Valgorrera, Zumaglia; signori di Chiusano, Cisterna, Corsione, Cortandone, Cossombrato, Frinco, Piea, Santo Stefano Roero, Soglio, Torre di Valgorrera, Vignale; consignori di Agliano, Burio, Casasco, Castagnito, Cellarengo, Corneliano, Cortanze, Cortazzone, Gorzano, Govone, Isolabella, Mondonio, Montegrosso, Monteu Roero, Riva, Torre Mondovì, Valfenera

Prime attestazioni: Inizio XIII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, in parte ghibellina e in parte guelfa
 

olte sono le leggende sulle origini antichissime di questa famiglia che diede personaggi di grande notorietà nella storia astigiana.
La famiglia Pelletta è una delle più antiche del patriziato astigiano; i suoi membri godettero di un notevole credito sia in Asti che fuori, e molti di essi esplicarono un ruolo molto importante nella vita politica del loro tempo. Se si tiene inoltre presente che, nello sviluppo del Comune Astese, larga parte ebbero i commerci e l'attività bancaria, è chiaro che la forza politica dei Pelletta non va tenuta disgiunta dal loro potere economico essendo essi fra i più antichi e accreditati banchieri non solo in Asti, ma anche nella Savoia, Val d'Aosta, Svizzera e Francia.
Di parte ghibellina, parteciparono attivamente all'antica lotta fra le fazioni che, come in altre parti d'Italia, erano sorte anche in Asti.
Dei Pelletta, ricordiamo il celebre Raimondo seguace di Goffredo di Buglione nell'impresa di Terrasanta (1096-1099), durante la quale ricoprì diversi incarichi militari, che esercitò con grande valore e perspicacia. Tornato in patria, fece costruire il castello della Torre di Valgorrera (presso Dusino).
Presenti con sporadicità nella vita pubblica della prima metà del Duecento (come credentari), i Pelletta intensificarono la loro presenza politica nel cinquantennio successivo, in particolare dall'ultimo quarto del Duecento. Essi si affermarono anche tramite la società di San Secondo, della quale i Pelletta furono rettori con Girbaudo nel 1279, con Manfredo nel 1281 e con Giorgio nel 1282.
Manuello Pelletta, fu podestà di Genova nel 1284; Oberto Pelletta fu capitano del popolo in Cherasco nel 1294; Orazio Pelletta, fu balivo di Sant'Eufemia e generale delle galere nel 1299; Daniele Pelletta, fu uno dei “savi” che nel 1340 sanzionarono i capitoli della nuova società nobile astese, formati nel 1339; Grenone Pelletta, fu ambasciatore del Comune d'Asti presso Luchino Visconti, signore di Milano, nel 1342; Gian Francesco Pelletta, fu cavaliere di Rodi, prode capitano ucciso dai Turchi nel 1371; Ludovico Pelletta, fu tra gli eletti nella città di Asti nella riforma degli Statuti, seguita nel 1379.
I Pelletta ebbero signoria su un grande numero di feudi. Nella prima metà del XIII secolo, Frinco fu concesso in feudo ai Pelletta e da questi venduto ai Turco.
Fin dal XIII secolo, i Pelletta possedevano una parte di Chiusano. Diviso tra diversi feudatari, devastato dalle lotte tra guelfi e ghibellini, il feudo di Chiusano fu riunito da questi signori nella seconda metà del XV secolo.
I Pelletta divennero feudatari di Soglio nel 1300 e, per alcuni secoli il feudo restò a questa famiglia. Successivamente passò agli Asinari (1561). Nel 1305, Enrico Pelletta, cacciato da Asti, si ritirò coi suoi aderenti a Cossombrato, ma vi fu assediato da Guglielmo di Mombello, podestà di Asti, accorso coi Solaro e le truppe guelfe, e fu costretto a capitolare.
Cossombrato divenne feudo dei Pelletta, parte nel 1383 e parte nel 1391.
Nel 1313, Brando Pelletta acquistava metà del feudo di Casasco; più tardi i Pelletta vendettero la loro porzione di Casasco agli Asinari. Nel 1314 la Chiesa di Pavia concesse Cortazzone in feudo ai Pelletta; soltanto un secolo e mezzo più tardi, Cortazzone diventò feudo pontificio (1473).
Intanto, nel 1337 Domenico Pelletta veniva investito del feudo di Cortandone che rimaneva a questa famiglia fino al 1491.
Per via di eredità, i Pelletta ebbero nel 1328 il feudo di Piea che a loro rimase fino al 1345, quando succedettero i Roero. Nel 1329, il vescovo di Asti concesse Corsione e Cortanze in feudo ai Pelletta, ma nel 1475 papa Sisto IV privò dei diritti i figli di Daniele Pelletta e li assegnò a suo nipote, Antonio Della Rovere d'Aragona.
I Pelletta furono reintegrati nel possesso dopo alcuni anni. Anche Cisterna, fu per alcuni decenni feudo dei Pelletta che ne fecero acquisto nel 1472. Ad essi succedettero i Della Rovere di Aragona.
Margherita Pelletta (1500), fu una delle migliori poetesse del suo tempo; di lei restano alcuni madrigali stampati in lode della bella Giulia Gonzaga Colonna. Iacopo Pelletta, fu illustre medico, autore di alcune opere scientifiche (1570); Ludovico Pelletta, infine, fu dottore in leggi, autore di alcune opere di materia legale (1573).
Melchiorre e Giovanni Pelletta furono podestà di Milano e Pavia verso il 1540; un altro Melchiorre, vescovo nel 1570, era governatore per il papa della città di Assisi.

uesta famiglia, di cui troviamo per due secoli numerose tracce nell'attività bancaria cittadina, sembra aver cominciato ad operare in Francia. Presenti a Nesle (attuale Piccardia) prima del 1258, i Pelletta svolsero l'attività feneratizia con continuità per oltre due secoli, operando capillarmente in Savoia, Valle d'Aosta e attuale Svizzera. Essi gestirono banchi di pegno anche in Francia (Livron), in Germania (Colonia) e nelle Fiandre (Courtrai e Grammont). In seguito al matrimonio (1280) tra Galvano Pelletta e Damisina Bergognini, tra le due famiglie si avviò un'unione societaria che durò oltre un secolo. Nel 1297 troviamo un Roberto Pelletta insieme ad un Bergognini, garante di £. 500 per il conte Amedeo V di Savoia. Nel 1310 alcuni Pelletta, associati a certi Bergognini, tengono casane in Chambéry, Montmélian, Saint Julien, Saint Michel, Evian, Bard. Nel 1317 alcuni Pelletta tengono banchi in diverse località della Savoia: Daniele a Chambéry ed a La Chambre, Guglielmo e Giovanni a Salins Maurice, Enrico a Saint-Michel in Moriana. Dalla metà del Trecento i Pelletta agirono anche a Lovanio e, in modo più esteso, nei Paesi Bassi. Nel 1413 il conte di Savoia Amedeo VIII autorizza i Pelletta a negoziare a Conflans ed altrove. Nel 1456 i beni di Giovanni Pelletta sono devoluti al fisco sotto accusa di usura e donati quindi ad Anna di Cipro, duchessa di Savoia.
I Pelletta sono tra gli ultimi a tenere banchi in Savoia; nell'ultima menzione di queste nei rendiconti dei tesorieri di Savoia (1461), si trovano appunto nominati alcuni Pelletta che, in società con Antonio De Curia ed altri, esercitano un'attività feneratizia a Conflans.
Il ramo dei signori di Cortazzone si dedicò prevalentemente al prestito del denaro in patria, pur non trascurando gli affari in Francia. In particolare, Bonifacio Pelletta e i suoi figli mutuarono denaro agli abitanti di Canale, contribuendo in questo modo ad allargare i propri possessi fondiari in quella zona. Essi prestarono con assiduità al clero delle campagne e ai canonici della Cattedrale di Asti ottenendone in pegno i proventi dei guadagni.

el 1221 Bonanato Pelletta e suo nipote Rolando acquistarono metà del castello di Settime. Un altro ramo della famiglia, nel 1228, comprò metà del castello, dei beni fondiari e dei diritti signorili a Cortazzone. Verso il 1277 i Pelletta succedettero ai domini di Frinco nella signoria dell'omonimo castello. A quel tempo risale anche l'acquisizione di diritti signorili a Cortanze. Nel 1293 Bonifacio Pelletta venne investito di Cortazzone dal vescovo di Pavia e nove anni dopo acquistò dai Montiglio l'altra metà del castello e dei diritti annessi. Questo ramo, nel 1314, acquistò ancora dai Montiglio il castello e il luogo di Cortandone. Nel 1243 Baiamondo e Raimondo Pelletta entrarono in possesso del castello di Vignale dato loro in pegno dal marchese di Monferrato, e nel 1291 i loro discendenti dovettero vendere le proprie quote al comune di Asti. Dal 1275 il ramo di Oberto Pelletta andò incrementando il patrimonio fondiario nella zona di Costigliole e Poirino, acquisendo il castello di Valgorrera (venduto ai Malabayla nel 1299) e quello di Torre Valgorrera; nel 1324 Brando e Giacomino Pelletta acquisirono Valfenera dai Cavazzone, in restituzione di un debito. Nel 1391 Berardone Malabayla vendette un quinto di Valgorrera a Cortesone Pelletta, signore di Cossombrato, il quale ne fu investito dal conte di Savoia. I Pelletta entrarono anche in possesso del castello di Frinco, nel 1277. Un altro ramo acquisì il castello di Cossombrato, rifugio di Enrico Pelletta durante le lotte civili, distrutto "usque ad fundum" da Asti nel 1305 in rappresaglia al suo detentore, e ricostruito dalla famiglia poco dopo. Nel 1329 il vescovo di Asti investì di Cortanze e Corsione Rigaudone Pelletta e i suoi fratelli; nello stesso anno il Comune di Asti diede loro l'investitura di Soglio. Un quarto di Cellarengo venne infeudato dal vescovo astigiano a Tissone Pelletta, nel 1347. Per via di matrimonio con i Roero, nel 1349 i fratelli Benentone e Domenico Pelletta entrarono in possesso di Castagnito, Monteu Roero e Santo Stefano Roero; nello stesso anno essi furono investiti dal vescovo Baldracco Malabayla di una parte di Govone.