Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Venena pello”

conti di Cortandone, Rinco, Loreto, Montemarzo, Castellinaldo; signori di Castelcebro, Cereseto; consignori di Burio, Govone, Grinzane, Murisengo, Ponzano, Romanisio, Tonco, Villadeati

Prime attestazioni: Metà XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
 

Pallio, scrive il Cibrario, primitivamente detti Pallidi, erano una delle più antiche famiglie del patriziato astigiano.
La famiglia Pallio, infatti, ebbe origini antichissime, e fu illustre per cariche ricoperte e per cospicue alleanze. Vari personaggi vestirono l'abito Gerosolimitano.
Era questo un ramo dei signori di Romanisio (luogo distrutto presso Fossano, nel comitato d’Auriate) che, nel 1193, passò a far parte del Comune signorile di Asti e che si sviluppò in ulteriori ramificazioni.
Nel XII secolo, un ramo fiorì in Alba, nel 1500 un altro in Chieri.
Famiglia consolare, i Pallido furono costantemente presenti nel governo di Asti. Giacomo Pallio, eletto nel consiglio di credenza nel 1188 e 1190, fu successivamente nominato console (1191 e 1197), alternando la carica con quella di credentario fino al 1198. Negli anni seguenti spiccano Azzone e Uberto Pallido, credentari e consoli (1201-1221). Nell'ultimo quarto del Duecento si distinsero anche Vivaldo Pallio, rettore della società dei Militi nel 1274, Droco Pallio, giudice e teste per il Comune, e Giacomo Pallido, eletto sapiente nel 1277 in occasione della pace tra Asti e Cherasco. Negli anni successivi Giacomo comparve diverse volte come consigliere, prima di essere bandito da Asti nel 1304 e nel 1312 per la sua fede ghibellina. Alcuni membri della famiglia scelsero la carriera podestarile: è il caso di Sordello, podestà di Fossano (1282), e di Uberto Pallido, podestà di Mondovì (1293).
Il Cibrario scrive che, tra il XIII e il XIV secolo, i Pallido si trovarono in possesso delle contee di Loreto, Montemarzo, Castellinaldo, Rinco, Grinzane e Burio.
Pare che nel 1228 essi abbiano tentato di dare la città di Asti in mano del marchese Bonifacio di Monferrato, ma essendo stati scoperti, per sottrarsi alla pena, siano andati volontariamente in esilio.
Il Marchese, informato, colmò di doni e di onori gli esuli, mentre dichiarando ignobile e reo di lesa maestà il traditore cavaliere Teodoro di Biandrate, lo sottomise a grave bando.
Il tempo, scrive il Gabiani, risanatore di tanti mali, permise poi che i Pallido, molti anni dopo, potessero ritornare in patria riacquistando gli antichi diritti. Il loro nome fu poi cambiato in quello di Pallio. Discreta l'attività bancaria dei Pallio. Il Rossini scrive che nel 1340 Robertone Pallio si trova in Chambery, e nel 1357 Folcardo Pallio ha una casana in Oberwesel.
Come si è visto, il ramo monferrino dei Pallio, che più ci interessa, venne in possesso di un terzo di Rinco nel 1399, grazie all'acquisto fatto dal nobile d'Asti Bernardo Pallio.
Nel 1439, scrive il Vergano, i Pallio di Rinco acquistarono anche la parte del feudo spettante ai Braida, e nel 1474 ebbero in dono quella dei di Castelletto che si erano estinti. Rimasti così unici signori; divisero il feudo di Rinco in quattro parti, una per ogni linea.
Guglielmo fu scudiere del marchese di Monferrato e nel 1464 venne investito del feudo di Rinco col titolo comitale.
Nel 1469, i Pallio ebbero beni feudali in Cortandone col titolo comitale, e furono anche signori di Castelcebro.
Il beato Bernardino Pallio nacque in Asti verso il 1485. L'animo generoso e assai mite gli procurò, fin dall'adolescenza, l'ammirazione di tutti.
A 15 anni abbracciò la vita religiosa ed entrò nel convento dei frati minori osservanti che ebbero, in quel tempo, la loro sede nel sobborgo degli apostoli della città di Asti.
Il convento, scrive padre Burroni, era situato al di là del Borbore, oltre la ferrovia Asti-Torino, dietro il camposanto e ai piedi della collinetta detta San Giorgio. Qui Bernardino Pallio diede sempre più luminose prove di virtù, esercitando le funzioni di lettore di teologia, di ministro provinciale, di procuratore generale. Aspirando egli a più alta perfezione spirituale, passò, nell'anno 1534, nella allora nascente “riforma” dei francescani cappuccini.
In seno alla congregazione dei cappuccini, egli venne eletto vicario generale, per l'alta stima e venerazione che gli conquistarono successivamente, per ben tre volte, il posto di generale dell'ordine. Stanco delle fatiche e dei viaggi continui, venne sorpreso da una mortale malattia nel convento di Roma, dove cessò di vivere l'anno 1554.
Mi limito a dare un breve cenno dei principali personaggi della famiglia, dal XVIII secolo in poi.
Gian Domenico Pallio, capitano dell'esercito monferrino, primo conte di Rinco (investito nel 1646), costruì il palazzo seicentesco di Rinco e la chiesa parrocchiale. Il di lui figlio Eustachio acquistò Castelcebro nel 1696 dai Reminiac d'Angennes. A lui succedette il figlio Secondo Bernardino, marito di Maria Maddalena Ricci. Morì senza prole nel 1731. Fu allora investito del feudo il fratello Ottavio Francesco, conte di Rinco, che raggiunse il grado di generale. Nel 1735 fu comandante di Aosta e poi governatore di Susa; nel 1774 era governatore di Cuneo.
Il figlio primogenito Carlo Pietro, nel 1780, aveva il grado di maggiore generale di fanteria e fu governatore di Fenestrelle. Nel 1781, a Carlo Pietro succedette nel feudo il fratello Giuseppe, che nel 1790 ebbe il grado di maggiore generale di fanteria. Fu tra i primi scudieri della principessa di Piemonte e cavaliere d'onore della regina Clotilde di Francia. Mori a Torino nel 1812.
Il figlio Carlo Saverio (Torino, 1782 - ivi, 1842), fu paggio di Sua Maestà, raggiunse il grado di luogotenente colonnello, ricoprì la carica di decurione (1814) e poi di sindaco (1836) della città di Torino. Il 19 aprile 1809 sposò Matilde Tapparelli d'Azeglio, sorella di Massimo, il noto artista letterato e uomo politico torinese. Da questo matrimonio nacque Ottavio (Torino, 1810 - Torino, 1896), ultimo conte di Rinco, decurione di Torino (1843) e per vari anni sindaco di Rinco.
Con la morte del conte Ottavio, si estinse l'ultimo ramo del secolare casato dei Pallio di Rinco; altri rami della famiglia si erano già estinti nei secoli XVII e XVIII.

I Pallido furono mercanti a Genova, nel 1182. Essi erano presenti come prestadenaro nei Paesi Bassi almeno dal 1280, a Hulst, Bierlivet e Bruges. Insieme ai soci Asinari subirono il sequestro della casana di Utrecht nel 1283. L'associazione agli Asinari fu di lunga durata: nel 1297 le due famiglie investirono a Pollenzo e, ancora nella seconda metà del Trecento, i Pallido erano soci degli Asinari a Oberwesel e a Bonn. Nello stesso periodo, essi detenevano banchi anche a Magonza, Bingen, Deutz e Ahnveiler, in società con altri Astigiani. Nella Francia del nord essi detenevano un banco di pegno a Calais (1297), in Borgogna a Port-sur-Saòne (1304). I Pallido svolsero numerose operazioni di credito anche in Italia, in particolare a Moncalieri dove probabilmente gestivano un banco di pegno.

el 1207 dopo Uberto Pallido giurò fedeltà al Comune di Asti per Castagnole, di cui era entrato in possesso pochi anni prima per via di un prestito concesso al marchese di Monferrato. Nel 1237 Guglielmo Pallido ottenne in retrofeudo dal marchese Manfredo di Busca una parte di Govone. Verso il 1275 i Pallido entrarono in possesso di quote di Castellinaldo, loro attribuite da Asti a saldo di un credito. Nello stesso lasso di tempo, essi ebbero anche beni signorili e castello a Rinco. I tentativi effettuati dai Pallido di costituire alcuni centri di potere, giurisdizionalmente autonomi, fallirono più volte. Tra 1277 e 1279 Corradino Pallido ebbe una causa con il Comune di Fossano che non volle riconoscergli l'infeudazione di metà di Rocca Corvera. Pochi anni dopo i Pallido furono costretti a vendere ad Asti i propri diritti su Cossano, mentre la costruzione di un castello a Montemarzo, nel 1318, scatenò la reazione dei dominatori angioini che lo rasero al suolo. Proprietari di una casa-forte a “Podium prope fines Calliano” (l'attuale Poggio di Angrissana), i Pallido ne fecero giuramento di fedeltà al duca d'Orléans nel 1387. Ancora nel 1435 Bertino Pallido acquistò dal marchese di Busca la sua parte di Grinzane. Nel corso del secolo alla famiglia pervenne anche il castello di Burio.