Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Nocuit semper deferre paratus”

conti di Solbrito, Varisella, Piovà, Ceretto, Solbrito; signori di Montafia, Viale; consignori di Albugnano, Castelvero, Roatto, Tigliole, Vezzolano, Maretto

Provenienza: Montafia (Asti)
Prime attestazioni: Inizio XIII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
 

a famiglia astigiana dei nobili Montafia è antichissima e ha preso il nome dal feudo di Montafia posseduto fin dai primi anni del XII secolo, oltre il quale ebbe pure la signoria di Tigliole, Maretto, Roatto, Piovà, Ceretto, Castelvecchio e Solbrito.
I Montafia si divisero poi in due rami, uno dei quali restò in Asti ed in Montafia, mentre l'altro, trasferitosi a Carignano, si estinse nel 1840, eredi i Grimaldi.
La famiglia rimase ai margini della vita politica astigiana, conducendo un tipo di vita poco cittadino, dagli spiccati caratteri signorili.
Guglielmo, vivente nel 1208, signore di Montafia, è il primo di cui si hanno notizie precise con questo cognome, e pertanto sarebbe il primo cui cominci la genealogia di cui disponiamo.
Il 24 maggio 1268 nel castello di Montafia, Goffredo di Montanaro, vescovo di Torino investiva Ruffino e Ottone di Montafia, figli di Gerolamo, di quel castello, villa, poderi, con l'annessa giurisdizione in feudo nobile.
Giacomo ed Ottone Montafia, nel 1319 intervennero al parlamento convocato in Chivasso da Teodoro Paleologo, marchese di Monferrato, per stabilire alcuni preliminari di pace e concordia da concludersi tra i Cani ed i Torti.
Più tardi troviamo i signori di Montafia che parteggiano per gli Angiomi; nella famosa giornata di Gamenario (presso Chieri), nel 1345, li vediamo combattere con le schiere della regina Giovanna di Napoli e del partito guelfo contro Asti. Anzi, in quel combattimento, i Montafia diedero grandi prove di valore.
Da quel tempo i Montafia legarono le loro sorti a quella della dominazione e del partito francese in Piemonte. Nel 1417 Antonio e Baldovino di Montafia si sottomettevano al duca d'Orleans, divenuto signore d'Asti, per i loro castelli di Roatto e di Maretto.
Goffredo di Montafia fu capitano di Cherasco, e Stefano Montafia podestà di quel luogo per il duca d'Orleans nel 1470.
Giorgio Montafia, risultante già morto nel 1487, era cavaliere gran croce e maresciallo dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme, Obertino Montafia fu prevosto della “Casa di Dio” (detta anche “Cadè”), Antonio Montafia dei conti di Varisella (Torino), fu cavaliere e scudiere del re di Francia (1532).
I Montafia militarono in Francia; essendo, infatti, il Piemonte quasi tutto “infrancesato”, né rimanendo al duca di Savoia che pochi paesi presso le Alpi Marittime e Graie, questa famiglia servì i re di Francia; con loro, prese parte a molte fazioni anche a quelle dovute a dissidi in materia religiosa che tanto desolarono la Francia in quei tempi.
Giorgio Montafia, fu ufficiale nell'esercito francese, e il figlio di lui, Ludovico, che fu l'ultimo del casato dei Montafia, nel 1574 si sottometteva ad Enrico III re di Francia, sotto la cui bandiera era salito a grande fama.
Nel 1574 egli aveva sposato a Parigi, Giovanna de Coesne, figlia di Luigi, signore di Coesne, cavaliere dell'Ordine regio. Con questo matrimonio, Ludovico Montafia riusciva a contrarre parentela col miglior sangue di Francia e s'arricchiva di alcune signorie e proprietà in Normandia.
Tre anni dopo, il conte Ludovico è ad Aix, alla testa d'una compagnia di Cavalli; ai titoli delle signorie del Piemonte aveva aggiunti quelli di Barone di Luce, Signore di Bonnestable e altre terre, ed era luogotenente della compagnia del Gran Priore di Francia.
Il 6 ottobre di quell'anno, 1577, Ludovico venne assassinato ad Aix.
Ludovico, fu l'ultimo dei Montafia. Ebbe due figlie: Urbana e Anna. Quest’ultima sposò nel 1601 Carlo di Borbone, conte di Soisson, duca di Enghien, figlio di Ludovico, principe di Condè. Da questo matrimonio nacque nel 1606 la principessa Maria, la quale, nel 1625, andò sposa a Tommaso Francesco di Savoia, quartogenito di Carlo Emanuele I, stipite del ramo di Savoia-Carignano, donde discende l'attuale Casa Sabauda.
La casa dei Montafia, scrive Agostino Della Chiesa, fu la sola fra tutte le private famiglie piemontesi, per via di matrimonio a trovarsi congiunta colla Casa Reale di Francia e di Savoia.

ntica famiglia aristocratica, come i Catena non paiono interessarsi al prestito del denaro su scala internazionale fino alla metà del Trecento. Nel 1341, invece, essi risultano "mercatores" a Magonza, in Germania. La loro attività economica appare legata a quella degli Ottino, dei quali furono soci sin verso la fine del secolo, dei Roero (Aachen, 1362) e degli Asinari, con i quali gestirono i banchi di pegno a Deutz e Oberwesel. Giovanni Montafia tiene una “casana” in Bingen nel 1353 e Obertino Montafia svolge attività feneratizia a Oberhausen nel 1376. Essi rimasero nell'area di Colonia fino al principio del Quattrocento. I Montafia si trovano poi per quasi un secolo nei Paesi Bassi. Tra 1378 e 1468 operarono senza soluzione di continuità nei banchi di pegno a Maastricht.
Dal 1391, Opicino Montafia, associato con Bernardo Pelletta, tiene banche nella Savoia, e precisamente a Montmélion, Saint Pierre d'Albigny, Conflons, Tournon, Salins, La Rochette, Aiguebell.

el 1208 Guglielmo di Montafia risultava signore dell'omonimo castello. I suoi figli Ruffino e Ottone ne ricevettero l'investitura nel 1268. Nel 1302 il vescovo di Torino la rinnovava per la parte spettante a Perzono, Giacomino e Ruggero di Montafia. Nel 1388 i di Montafia aderirono a Luigi d'Orléans e a Valentina Visconti, salvo il pieno vigore dei diritti del vescovo di Torino sulla località di Montafia. Essi detenevano diritti signorili anche a Roatto e Maretto, e dal 1490 ne acquistarono a Viale, dai Grassella.