

Motto: “Deus fortitudo mea”
consignori di Cavagnolo, Colcavagno, Montiglio, Murisengo, San Sebastiano, Scandeluzza, Villadeati, Grana, Rinco
oche ed imperfette sono le notizie che si rintracciano negli scrittori subalpini intorno agli antichi signori Mazzola. Antonio Manno a cui ci siamo spesso riferiti in queste note sulle casate astigiane, a proposito di questa famiglia ci lascia un magro cenno, dichiarando che "I Mazzola erano consignori di Villadeati, Murisengo e Grana".
Il Franchi-Verney, in "Armerista delle famiglie nobili "aggiunge semplicemente che erano anche consignori di Colcavagno. Alfonso Gerolamo Natta ("Nota delle famiglie nobili della città d'Asti tanto esistenti quanto estinte nel 1662"), riporta i Mazzola tra la "nobiltà equestre ".
Quella dei Mazzola, quindi, appare come "nobiltà acquisita", che si differenzia dalla "nobiltà originaria", cioè da quelle famiglie che, fin dai primi tempi comparvero con antica tradizione nobiliare.
I Mazzola, come nobili "de populo", vantano origini più recenti rispetto ai "nobili de hospitio". Si tratta di una famiglia i cui membri esercitarono in genere, il notariato, come si rileva dai documenti esistenti presso l'Archivio Comunale e l'Archivio di Stato di Asti.
Quando essi si siano stabiliti esattamente in Asti non ci è dato di sapere; potremmo comunque supporre nel XV secolo, se consideriamo che nella Cattedrale di Asti, dove i Mazzola avevano la loro sepoltura, una pietra sepolcrale riportava la seguente iscrizione: "Hoc est sepulcrum domini Jacobi Maciolae et sourum heredum 1491" (Questo è il sepolcro del signore Giacomo Mazzola e dei suoi eredi - 1491). Nel 1800 l'Amministrazione capitolare della Cattedrale di Asti fece riparare l'antico pavimento del Duomo, dando luogo a quello marmoreo. Probabilmente fu in questa occasione che scomparvero parecchie pietre sepolcrali, collocate a livello del pavimento stesso, tra cui quella del Mazzola.
Di questa famiglia, scrive il Gabiani, era Guglielmo Mazzola, nativo di Pralormo, canonico della Cattedrale e vicario generale dei Vescovi Vasino Malabayla (1519-1525), Ferdinando Serone (1525-1528) e Ambrogio Talento (1528-1528). Nel 1520, egli donò alla Cattedrale di Asti la vasca per l'acqua benedetta, collocata contro il pilastro a sinistra di chi entra dalla porta laterale. Attorno alla base del piedestallo della pila in marmo si legge: "Anno salutis MDXX - Gul. Maciol. Praep. Alb. Canonicus Astens.". Morì il 28 agosto 1528.
Un Francesco Mazzola era consigliere in Asti nel 1578. I membri della famiglia furono consignori, in epoche diverse, dei seguenti feudi: Rinco, frazione di Scandeluzza nel XV secolo, Colcavagno nel 1589, Scandeluzza nel 1600, Villadeati nel 1639, Murisengo e Grana, nel XVII secolo.
Dall'esame degli atti notarili esistenti presso l'Archivio di Stato di Asti, abbiamo cercato di tracciare un frammento genealogico utile per giungere a Giacomo Filippo, ultimo dei Mazzola di Asti, il personaggio che offrì il proprio palazzo all'Opera Pia "Buon Pastore".
Non esistono documenti precedenti il 1612, per cui da questa data muove la nostra ricerca. Matteo Mazzola, fu padre di Pietro Giacomo e di Giovan Domenico.
Il primogenito Pietro Giacomo Mazzola, sposò Laura Ponte e nel decennio 1630-1640 acquistò vasti appezzamenti di terreno a Variglie, a Caniglie e nella zona periferica della città di Asti.
Secondo Francesco, figlio di Pietro Giacomo Mazzola, sposò Giulia ed ebbe Giacomo Filippo, che sposò Maria Maddalena Corderi di Mondovì. Nel 1687 egli aveva acquistato terre, boschi, prati e una cascina a Viatosto per un ammontare di 762 doppie di Spagna.
Probabilmente tutti questi beni erano riservati al figlio Secondo Francesco Mazzola che, purtroppo, premorì al padre nel 1709.
L'anno successivo, il 4 aprile 1710, Filippo Mazzola, con strumento rogato De Ambrosiis, legò il proprio palazzo a pochi passi dalla Cattedrale di Asti, insieme ad una cascina a Viatosto, vicino alla chiesa, all'Opera del "Buon Pastore". Filippo Mazzola e la moglie Maria Maddalena continuarono a vivere in una parte del palazzo e con la loro morte si estinse la famiglia.
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