Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Fortitudine ac prudentia”

conti di Canale, Cercenasco, Montà, Variglie; signori di Antignano, Benevagienna, Castellino de' Voltis, Cellarengo, Corneliano, Demonte, Monteu Roero, Monticello, Sommariva Bosco, Torre Valgorera; consignori di Burio, Castellinaldo, Ferrere, Monale, Santo Stefano Roero, Serra Lunga

Provenienza: Probabilmente Revigliasco (Asti)
Prime attestazioni: Ultimo quarto XIII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, guelfa
 

a più vecchia cronaca astigiana che è il “Codex Astensis qui de Malabayla comuniter nuncupatur” (oggetto di uno studio di Quintino Sella, tip. dell'Acc. dei Lincei, 1887) contiene un documento il quale indica l'anno 1095 come il primo della Costituzione Comunale di Asti, in quanto vi appare il vescovo Ottone III che investe i consoli della Città di Asti di certi diritti sul borgo di Annone. Già prima, vivevano in Asti personaggi dell'antichissima famiglia degli Abelloni detti poi Malabayla di sangue Anscarico, cioè di stirpe collegata a quella di Anscario primo marchese d'Ivrea, la genealogia dei quali, documentata, risale ad Alineo, che si dice figlio di Robaldo II e del quale è nota una donazione fatta nel 984 d. C. alla Abbazia di Borgo San Dalmazzo.
Suo figlio Abellono, diede il nome alla sua discendenza. Così è chiamato Rolando, che, nel 1162, si riconosce feudatario del vescovo di Asti, Corrado suo figlio e Rolando, suo nipote, che, col fratello Corradino, sono nel 1272 e 1276 consiglieri di Asti nella Lega con i Del Carretto e nella pace con Alba.
E questa una stirpe di feudatari insieme e di patrizi, come appare dalle vicende storiche di essa che andiamo riassumendo: fuori della cerchia delle mura, monaci, guerrieri e cavalieri, nell'ambito cittadino grandi accumulatori e negoziatori di ricchezze, non meno che pubblici reggitori ed uomini di parte.
In Asti, infatti, prevale l'originaria forma del Comune italiano che è il solo in Piemonte che si assomiglia a Firenze per la vita interna e per la composizione dei suoi elementi sociali.
Qui la famiglia Malabayla, di parte guelfa, primeggiò dal XII secolo e visse la tormentata vita delle fazioni: il figlio di Corradino, Robaldo, fu valoroso guerriero che condusse le proprie truppe al servizio di papa Giovanni XXII contro Matteo Visconti, mentre Abellonio II, figlio di Rolando (che fu il primo a portare il cognome o meglio agnome di Malabayla), edificò un castello nel 1292 nei pressi di Poirino, e nel 1308 fu sconfitto e fatto prigioniero dai fuorusciti ghibellini.
Da Giacomo Malabayla, suo figlio, già morto nel 1320, marito, pare, di Matilde Asinari, nacquero: Antonio Malabayla, consignore di Piobesi, capostipite dei signori di Ventabren nel Narbonese; Guido Malabayla, cavaliere Gerosolomitano, che fu signore di Demonte, in Val di Stura, e Franceschino Malabayla, investito nel 1298 del castello di Pocapaglia e che diventò, per via della moglie, Beatrice Solaro, dei signori di Govone, signore di parte di Sommariva Perno. Egli acquistò nel 1321 parte di Castellinaldo.
Figli di Franceschino Malabayla furono: Baldracco Malabayla, celebre vescovo di Asti dal 1348 al 1364, il quale fece compilare il “Libro Verde” che è un elenco dei feudi vescovili, ordinando la restituzione di parecchi di essi indebitamente venduti e tra gli altri del castello di Monticello tenuto dai suoi nipoti; Guglielmo Malabayla, che nel 1361 acquistò dal principe di Acaja il feudo ed il castello di Sommariva Bosco, tesoriere in Avignone della Camera Apostolica egli portò da Colonia a Castellinaldo il teschio di Santa Eulalia e nel 1377 fu tra i firmatari della pace con Pavia in quanto era signore di Solbrito e Piobesi; Antonio, infine, procuratore in Roma nel 1554 del vescovo di Moriana.
Guidetto Malabayla ebbe due soli figli: Emanuele, capostipite dei Malabayla signori di Bellotto (Villafranca d'Asti) e Giovanni, il quale nel 1365, fatto vescovo di Asti da papa Urbano V, per conservare i diritti della sua chiesa e della sua città, lottò strenuamente contro i Visconti che lo tennero prigioniero per due anni in Bra.
Antonio Malabayla, invece, dalla moglie Margherita Falletti, ebbe Daniele, che nel 1376 acquistò buona parte di Canale e Francesco, che figura come aderente al marchese Otto di Monferrato nel trattato concluso con Gian Galeazzo Visconti; egli sposò Margherita Incisa da cui, con altri figli, ebbe Daniele Il, marito di Violante Incisa, il quale nel 1428 acquistò il feudo di Castellino. Dei suoi figli, Giacomo, venne investito di Castellinaldo nel 1486, mentre Antonio, fu canonico Lateranense, elemosiniere e consigliere di Carlo VIII di Francia.
Daniele III, figlio di Giacomo e Beatrice, nel 1512 acquistò un'altra parte di Canale da Giorgio Roero di Monteu (Monte Acuto). Era Canale un feudo che Federico Barbarossa aveva donato nel 1172 al conte Ottone Palatino del Reno, il quale poi ne investì il conte Guido di Biandrate; passato al Comune di Asti nel 1290, fu ceduto ai Roero, i quali lo cedettero ai Malabayla. Da tenere presente che qui si riassume la storia del solo ramo di Castellinaldo, poi di Canale.
Il feudo di Corneliano venne tolto dall'imperatore Carlo V in quanto i Malabayla erano e rimasero fedeli ai francesi, tanto che Francesco I aveva loro dato come motto “Loyauté passa tout” (“La fedeltà è superiore a tutto”). Daniele III, infatti, aveva ospitato nel suo palazzo di Asti, Carlo VIII, quindi Luigi XII di Francia.
Furono suoi fratelli: Benedetto, protonotario apostolico di Piacenza, e Bernardino, che fu mastro delle regie entrate nel Ducato di Milano sotto Luigi XII e poi consigliere e commissario generale delle milizie francesi in Italia. Capitano di cavalleria, cadde prigioniero a Pavia nel 1525 e per riscattarsi, dovette cedere gran parte del patrimonio e il feudo di Magliano.
Suo nipote Giacomo, figlio di Daniele III e Francesca Roero, fu consigliere del re di Francia, ma venne anch'egli spogliato da Carlo V di gran parte dei suoi beni. In compenso il 3 marzo 1565, dopo che l'Astigiano era passato ai Duchi di Savoia, ebbe particolare investitura da Emanuele Filiberto, del feudo di Canale.
Giacomo ebbe per figli: Daniele IV, che recuperò feudi e beni già tolti alla sua casa dagli Spagnoli; Ottaviano, che fu tra i primi cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano, istituito da Cosimo I di Toscana, e cadde da prode nella battaglia di Lepanto; Tommaso e Paolo che furono cavalieri di Malta.
Da Daniele IV e Maria Pelletta di Cossombrato, nacque Guido Antonio, che con patente del 1617 di Carlo Emanuele I, fu investito di Canale con titolo comitale. Ebbe per fratelli: Filippo, coltissimo abate generale dei cistercensi, che sostenne la celebre polemica storica con monsignor Della Chiesa, vescovo di Saluzzo, sulle origini della città di Asti; Alessandro, cavaliere di Malta; Clemente, colonnello al servizio di Tommaso di Savoia Carignano, commendatore anch'egli di Malta che combatté in quell'isola contro i Turchi. Annibale Onorato, figlio di Guido Antonio, sposò Maria Amedea Della Rovere, dalla quale, fra gli altri, ebbe Carlo Gerolamo, che prese in moglie Anna Buneo di Monale, ultima di questa famiglia e che portò nei Malabayla i feudi di Monale e di Bastia. Da costei nacquero due figli: Giacomo Ignazio e Giuseppe Onorato, marito di Maria Vittoria di Savoia Carignano, i quali furono investiti del feudo di Cercenasco (Torino) il 29 aprile 1715.
La discendenza del secondo si estinse dopo due generazioni, quella del primo invece, continuò con Gerolamo Luigi (1704-1773), investito, oltre che degli antichi feudi di famiglia, anche di Castellino (Cuneo) e di Cellarengo nel 1750. Egli fu ambasciatore del re di Sardegna a Vienna, ove ebbe lunga residenza, lasciando nome di accorto ed abile diplomatico. Venne fatto ministro di Stato da Carlo Emanuele III (1778). Per merito suo la Regia Pinacoteca di Torino si arricchì di molti quadri già appartenenti alla Galleria del principe Eugenio a Vienna. Egli ebbe dieci figli; Luigi Giuseppe visse sempre a Praga dove morì nel 1826; uomo sommamente benefico, istituì ricoveri ed ospizi a Canale ed a Praga alla qual città lasciò il Giardino Botanico con una donazione di 12.000 fiorini annui; Giovanni, visse a Vienna e, da Teresa de Praschma dei baroni di Pilkau, ebbe un solo figlio, Luigi Girolamo, ciambellano dell'imperatore, morto celibe nel 1856; Pietro Francesco Saverio si stabilì invece a Canale e fu gentiluomo di Camera. Da lui nacque Antonio (1802-1869), che succedette al cugino Luigi Gerolamo nei titoli e negli averi.
Da sua moglie Adele Morelli di Popolo, nacquero: Elvira, sposa al conte Alberto Scarampi di Monale; Luigi; Alfredo; Giulia (1841-1928), sposa al conte Fausto Lechi di Brescia; Clementina Provana Romagnano di Virle, da cui Luigi XII conte di Canale, marito della cugina germana Adele Scarampi di Monale, da cui: Iolanda , sposa al conte Carlo dal Pozzo di Castellino e San Vincenzo.

Malabayla sembra abbiano avuto un posto preminente tra i mercanti astigiani, sia per la lunga attività (fine del XII secolo, sin oltre la metà del XIV secolo), sia per l'espansione dei loro traffici bancari in gran parte dell'Europa.
Le più antiche notizie che si hanno dell'attività commerciale dei Malabayla risalgono al 1191, quando un certo Abellonio commercia a Genova e si riconosce debitore verso il banchiere genovese Anfossi.
Alla fine del XIII secolo, membri di questa famiglia gestiscono casane a Bourg, Marlieux, Saint Rambert, Lompnes, Pont d'Ain, Ambronay.
Nel 1297 Corrado Malabayla, col fratello Giacomo dà una garanzia di 700 lire a Martino Guttuari, a favore di Amedeo V.
Dal 1300 i Malabayla esercitano la loro attività feneratizia quasi unicamente a Bourg-en-Bresse, dove appaiono associati in una compagnia mercantile, nella quale però la parte direttiva era riservata a membri della loro famiglia.
Dal 1319 essi tengono soltanto le banche di Saint Rambert e di Bourg, e dopo il 1358, associati con Nicolinus de Plea, la loro casana di Bourg, ma solo fino al 1382.
Dopo quest'anno, i Malabayla devono aver abbandonato la gestione della casana di Bourg, perché in seguito essa compare concessa in appalto ad altri.
Una 'qualche attività svolsero i Malabayla nel Delfinato, dove si occuparono della riscossione e dell'appalto dei tributi di Saint Lattier e di Saint Marcellin. Erano operazioni finanziarie, indubbiamente molto più importanti dei prestiti su pegno e dei mutui ai privati; esse richiedevano forti disponibilità di denaro, specialmente per le anticipazioni sulle entrate date in appalto, che gli appaltanti continuamente pretendevano dagli appaltatori.
Organizzazione e potenza di grande banca internazionale ha la “Societas de Malabayla”, che tra il 1353 e il 1368, esegue in Europa, per conto della curia romana, pagamenti e assegnazioni di somme, richieste per la riscossione e la gestione dei tributi ecclesiastici. La sede della banca è ad Avignone, ove dimorano Antonio e Guidone Malabayla, che hanno la direzione della Società. L'ultima annotazione, come scrive il Chiaudano, dei registri pontifici è del 1368. E’ probabile che, dopo questa data, siano cessati i rapporti con la Santa Sede, e forse, anche l'attività dei Malabayla come banchieri.

el 1299 Abellone Malabayla acquistò il castello di Valgorrera dai Pelletta. Nel 1381 Berardone Malabayla ne fece consegnamento a Gian Galeazzo Visconti e nel 1384 ottenne l'investitura di Amedeo VII di Savoia. Il medesimo ramo deteneva anche la località di Cantarana e il suo castello, fatto edificare dagli stessi Malabayla e consegnato al Visconti nel 1381. Al ramo "dei banchieri" appartenne invece Francescotto Malabayla, il quale nel 1321, da pochi mesi signore di Pocapaglia, ricevette l'investitura del Comune di Asti per una parte di Castellinaldo. Nel 1351 egli riuscì ad acquistare altre porzioni di Castellinaldo, in parte dagli omonimi signori, in parte dai Vezza. Nel 1341 i suoi figli vennero investiti dal vescovo di Asti del castello e della località di Monticello, in seguito (1376) loro sottratta dai Roero. I figli di Francescotto acquistarono anche metà del castello e del feudo di Piobesi da Giorgio de Brayda, nel 1349.