Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Fidus custos”

consignori di Casasco, San Michele, Soglio, San Paolo, Motta

Prime attestazioni: Fine XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, in parte ghibellina e in parte guelfa
 

l Vayra in “Un anno di “vita pubblica del Comune di Asti - 1441”, afferma che i Layolo erano nobili “de Hospitio” e primeggiavano con ben nove consiglieri nel consiglio del Comune di Asti, insieme ai Pelletta e ai Roero.
I Laiolo furono fra le antiche famiglie astigiane che disponevano di memorie che risalgono al XII secolo. Scrive il Della Chiesa: “Sebbene siano sempre stati popolari furono però in tutti i tempi dei principali del popolo”.
All'inizio del Duecento i personaggi di maggior spicco della famiglia fu Raimondo Laiolo, console nel 1197 e più volte credentario fino al 1206 e Uberto, “decurione” della nostra città nello stesso periodo.
Rolando e Guglielmo furono “chiavari” del Comune, il primo nel 1218 ed il secondo nel 1220, Guglielmo andò ambasciatore presso i Pavesi nel 1250 per confermare la lega fra essi e gli Astigiani, già da gran tempo stabilita.
Giacomo Layolo fu deputato, nel 1260, a trattare una tregua con re Carlo di Napoli, Manduino, Enrico e Gorzano furono consiglieri in Asti nel 1270, Raimondo Layolo fu console, nel 1281 Cambio Ottolino Laiolo fu rettore della Società dei Militi, mentre contemporaneamente un suo cugino, Albasio, risultava rettore delle quattro società (di Popolo); ed Uberto consigliere nel 1290, Andrea uno dei quattro “savi” eletti nel 1292 per trattare la cittadinanza dei marchesi d'Incisa. Infine, Berardo e Gerardo, eccellenti giureconsulti, vivevano nel 1308; il primo fu tenuto in molta considerazione dal principe Filippo d’Acaja per importanti servizi a lui resi.
Sul principio del 1300 i Laiolo erano signori di Casasco e, poco dopo, acquistarono pure il feudo di Soglio.
E noto che uno dei quattro “savi” eletti a compilare gli “Statuti” della nuova società dei nobili, cioè della “Societas baroniae militum” (era il consorzio delle famiglie più potenti dell’antica nobiltà feudale astigiana), e uno dei dodici che li approvarono nel 1339, fu appunto un Guglielmo Laiolo.
Domenico, fu uno dei deputati a ricevere la sposa del marchese Giovanni di Monferrato, Isabella di Aragona, la prima volta che ella venne ad Asti.
Ascritti, quindi, fra i patrizi astigiani, durante il tempo in cui Asti era funestata dalle fazioni guelfa e ghibellina, i Laiolo tennero in gran parte per l'Impero, per cui nel 1304 vennero cacciati dalla città dai Solaro insieme coi De Castello. Un Aleramo Laiolo, però, parteggiava per i guelfi, e nel 1303 incontratosi con una schiera ghibellina mentre accompagnava Carlo II d'Angiò, re di Napoli, fu da essi fatto prigioniero e condotto in Fossano. Riacquistata la libertà, poco dopo, ebbe la carica di console (1308) nella sua città. Il Della Chiesa, scrive che la famiglia Laiolo era ancora parecchio in auge nel XV secolo.
Le notizie, scarseggiano però dalla metà del 1400 al 1800.
Anche il Manno, uno degli studiosi più attenti ed esaurienti di genealogie patrizie piemontesi, a proposito dei Laiolo nei secoli sopra citati, scrive assai poco.
Sappiamo di una Leona Laiolo, vissuta nella prima metà del XVI secolo, che entrò nel monastero dell'Ordine francescano delle clarisse in Asti, detto “del Gesù”.
Girolamo Laiolo, fu eccellente dottore in leggi nel XVI secolo, Giuseppe Tommaso, ebbe grande familiarità col duca di Mantova (1675), e Carlo Gerolamo, fu questore del Magistrato di Casale (1714).
Le notizie diventano più interessanti con l'avvocato Carlo Laiolo, vice presidente del Tribunale di Torino, poi giudice della Corte d'Appello nel 1808. Egli pubblicò a Torino le “Nozioni storiche sull'antichità e nobiltà della famiglia Laiolo” nelle quali questa remota nobiltà è largamente dimostrata.
Cinque anni dopo, re Carlo Felice conferiva a Giambattista Laiolo, il titolo trasmissibile di “conte” con Patenti del 27 marzo 1829, sia “per la pubblica estimazione e considerazione da cui da più secoli gode nella città di Asti, il lignaggio dei Laiolo, generalmente riputato per uno dei patrizi e dei più distinti”, sia per il matrimonio che Giambattista contrasse colla figlia del conte Mestiatis di Graglia. Furono suoi figli: Filiberto (1823-1848), ufficiale nelle Guardie Reali, morto nella battaglia di Goito, Ferdinando (1825-1887), ufficiale in Nizza cavalleria, Carlo (1834-1869), ufficiale nei cavalleggeri di Monferrato, medaglia d'argento nella II guerra d'Indipendenza.

l principale cespite economico della famiglia Laiolo era costituito dal prestito su pegno: nel 1254 Giacomo Laiolo mutuò 200 lire al Comune di Asti ottenendone in cambio i redditi su Musanza, località del contado. Dagli anni Sessanta del Duecento i Laiolo agirono nei Paesi Bassi, dapprima come commercianti di lana e stoffe e poi, sempre più apertamente, come usurai e cambiatori. Essi ebbero banchi a Tournai, Bouvignes, Courtrai e Grammont, spesso in società con i Roero. A cavallo tra il XIII e XIV secolo i Laiolo si stanziarono in Savoia, a Conthey e Chillon. A Yenne furono presenti per tutto il Trecento. In area elvetica, invece, i Laiolo parteciparono di un'importante società costituita con i Voglietti e i Guttuari a Lucerna. Gli accordi stabiliti tra Lucerna e i Laiolo prevedevano che i lombardi pagassero una parte delle fortificazioni cittadine, oltre a un censo annuo. La potenza economica dei Laiolo dovette avere anche una forte influenza politica: solo così si giustifica il diretto intervento diplomatico della municipalità di Lucerna in occasione dell'imprigionamento di Galvano Laiolo a Basilea, avvenuto in seguito a una lite con mercanti di quella città. D'altro canto Galvano era detto "dominus", appellativo onorifico, prestava con continuità agli Asburgo, né mancò di generosità al momento di morire, quando elargì una cospicua donazione al duomo di Lucerna (1308).
Nel 1297 Giacomo Laiolo è cauzionario del conte Amedeo di Savoia per Lire 300, ma solo più tardi risulta dai documenti che questa famiglia trattasse molti affari in Savoia.
Nel 1312 Umberto e Rodolfo Laiolo subirono il sequestro dei beni e delle casane di Sain-Maurice ed Ayme, in conseguenza della confisca ordinata da Amedeo V degli averi degli Astigiani di parte guelfa.
Nel 1383 alcuni Laiolo sono nominati nella conferma dei privilegi dei banchi di prestito da parte di Amedeo VIII.

Laiolo, consignori di Casasco e di una quota di Soglio, acquistarono una parte di San Michele d'Asti e di San Paolo dalla famiglia Isnardi, facendone omaggio al duca d'Orléans nel 1387. Pochi anni prima Ubertino Laiolo condivideva la signoria di Montata Tanagri (attuale Motta, presso Isola d'Asti) con i Gardini.