Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

signori di Mongardino

Prime attestazioni: Prima metà del XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina. E' il primo gruppo familiare astigiano a strutturarsi in consorteria (hospitium), alla metà del XII secolo
 

a casata dei Gardini, signori di Mongardino, era una delle più cospicue dell'Astigiano e nel volgere di qualche secolo, si rivelò una delle più illustri della città di Asti.
Scorrendo il "Codex Astensis", risulta che nel 1148 un Roberto Gardino fu console e nel 1159 venne prescelto a podestà di Asti da Federico Barbarossa che nel 1178 lo stesso gentiluomo, insieme col vescovo Guglielmo, in un palazzo di Torino, trattò con l'imperatore circa le sorti di Annone; Niccolò fu console del Comune di Asti nel 1196; nel 1199 un Vermo Gardino fu uno dei tre ambasciatori incaricati di concludere una tregua col marchese del Monferrato e le città di Asti, Vercelli ed Alessandria. Nel 1201 un Nicola Gardino venne eletto arbitro tra Alba e i signori di Cortazzone; nel 1209 un Marco Gardino, consigliere, sostenne le ragioni di Asti in una grave questione con Rocca d'Arazzo. Nel 1214 un Robaldo Gardino fu deputato a ricevere la fedeltà degli uomini di Masio, e nel 1227 un Vermo Gardino presenziò a Milano alla discussione di una transazione fra Asti e Alessandria. Nel corso del XIII secolo, la figura di maggior spicco fu quella di Guglielmo Gardino, "dominus iudex", chiamato ad arbitrare o a testimoniare nelle più importanti questioni del Comune per oltre un quarantennio. La sua cultura giuridica e l'esperienza lo resero indicato a svolgere delicate missioni diplomatiche: nel 1266 Guglielmo Gardini giurò una tregua col Re Carlo di Napoli e nel 1280 trattò coi genovesi circa il prestito di 35.000 lire, necessarie per il riscatto di certi prigionieri, e nel 1292, ottenne la podesteria di Genova. Egli rivestì anche la prestigiosa carica di rettore della Baronia dei Militi (1279) e fu podestà di Chieri (1295).
Un Gardini Robaldo figura come credentario in una pace tra Asti e Alba nel 1276. Nel 1197 Alberto Fontana, podestà di Asti, volendo precisare la località destinata al mercato dei buoi, sentenziò: “In nome di Dio, da questo giorno 29 novembre in avanti, il mercato dei buoi si faccia in Asti dalla volta dei Gardini in su per meta dell'anno, e dalla volta dei Gardini in giù per l'altra metà, e si incominci per la prima fiata dai Gardini in giù”.
Come appare evidente, il palazzo dei Gardini, situato nell'attuale Piazza Roma, all'angolo sinistro di Via Balbo, serviva come punto fisso a dividere la città in due parti.
I Gardini erano ghibellini, e come tali, seguirono i De Castello quando questi, nel 1304 furono dai Solaro cacciati dalla città di Asti. Allorché nel 1339 la parte guelfa dei Solaro fu definitivamente abbattuta, i Gardini ritornarono a stabilirsi in città. Francesco fu rettore della nuova società nobile e cavalleresca dei Militi nell'anno 1340, e Catalano era consigliere d'ospizio nell'anno 1374.
Nel 1451 un Giorgio Gardino maestro di Casa e gentiluomo ordinario di Renato re di Napoli, si trasferì, con tutta la famiglia, in Savoia, dove acquistò castelli e vasti possedimenti, titolando col suo casato tutto un tratto di territorio.
Scrive Alfredo Bianco “Ancora attualmente, presso Barcellonette, sorge un minuscolo paese (di circa 400 abitanti, chiamato appunto Mongardin. Singolarissima coincidenza! Presso Mongardin vi è Tournon e vi è Saint Pons. Da Saint Pons doveva ridiscendere a Mongardino Antonio Gioberti nonno del nostro sommo chimico Giovanni Antonio, e da Tournon doveva tornare in Asti la madre del nostro sommo trageda Vittorio Alfieri, sposa al conte Antonio Amedeo Alfieri, battezzato al Sacro Fonte della Cattedrale”.
Un altro Francesco Gardini andò nel 1450 a stabilirsi sul territorio di Cherasco e diede origine al ramo dei Gardini di Vigone (Torino).
Alfonso Gerolamo Natta nella “Nota delle famiglie nobili della città d'Asti tanto esistenti quanto estinte nel 1662”, riporta i Gardini tra le famiglie estinte.

ome tutte le maggiori famiglie astigiane, anche i Gardini fecero del credito al consumo la loro principale attività economica. Vi sono testimonianze che prestassero a usura a Monale, dove la famiglia deteneva il castello e dove il ricorso a questo tipo di operazioni finì per incrementare la loro proprietà terriera. Verso la fine del Duecento essi erano presenti in Savoia con banchi a Yenne e Chavat. Inoltre essi avevano interessi in Lorena, a Toul, dove Tommaso Gardini è attestato dal 1292, forse come socio o fattore dei Buneo. Attorno alla metà del Trecento i Gardini si spostarono in Germania.

lla fine del XII secolo i Gardini compaiono tra la clientela vassallatica urbana del vescovo, rinnovando il giuramento di fedeltà al vescovo Oberto nel 1237. A quell'epoca il "feudum" dei Gardini consisteva nelle decima sulla foresta di Annone. In seguito, in un momento non precisamente identificabile, essi entrarono in possesso dei castelli di Mongardino e Monale. Durante le lotte civili, i Gardini si rifugiarono nel castello di Monale che fu poi distrutto "usque ad fundum" per rappresaglia dai guelfi. Tornata la pace, nel 1310 il giudice Guglielmo Gardino sentenziò per conto del comune che i Gardino avessero la "pacifica possessione" del luogo e del castello di Monale. Nella seconda metà del Trecento, il casato condivideva inoltre la signoria di "Montata Tanagri" (attuale Motta, presso Isola d'Asti) con Ubertino Laiolo.