Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Fortior est virus”

consignori di Odalengo Piccolo e Rosignano

Prime attestazioni: Prima metà del XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
 

ntichissima e cospicua casata astese, i De Regibus appartennero alla nobiltà “de hospitio”, cioè alla nobiltà originaria. Il patronimico “Rex” o “De Regibus”, venne mutato in “Re”, in seguito ad un'ordinanza di Emanuele Filiberto. Là famiglia De Regibus compare già in un documento del 19 ottobre 1180, in cui Oberto De Regibus vende al fratello Giovanni quanto possedeva in Rivarotta (località Viatosto), presso Asti. I componenti di questa famiglia presero parte attiva alle cariche e magistrature cittadine, e presentarono in ogni tempo, personaggi illustri, dedicandosi anche al commercio bancario e all'industria dei rinomati broccati astigiani.
Il primo personaggio della famiglia ad apparire con una carica pubblica fu Eustachio De Regibus, funzionario incaricato di ricevere il giuramenti al Comune di Asti nel 1135. Per molti decenni non vi sono altre tracce di attività politica della famiglia, fino alla figure di Ottone e Rolando, consiglieri tra il 1207 e il 1223.
Filippo, con sua moglie Maria, si sottomise con tutti i beni alla chiesa Cattedrale di Asti nel 1276. Verso la fine del XIII secolo emergono altri due personaggi: Giacomo, rettore della società dei Militi (1281), e soprattutto Uberto De Regibus, credentario e sapiente. Egli fu preso prigioniero dal marchese Albertino della Rocchetta in rappresaglia ad Asti nel 1290. Tornato libero fu presto eletto sapiente (1291). Nel 1309 Uberto prese parte al consiglio minore della città, dove risultava tra i sei rappresentanti delle famiglie "de hospitio", Umberto era consigliere della città di Asti nel 1339.
La genealogia dei De Regibus documentata e sicura, secondo il Manno e riconosciuta dalla consulta araldica, inizia con Rolando, investito nel 1431 di Montecastello da Filippo Maria Visconti. Fu uno dei promotori della “Compagnia del Moleggio” di Asti che durò fino al 1810 (sul finire del XIV secolo sorse nella città di Asti, per iniziativa del suo signore Luigi d'Orleans e di alcuni tra i più influenti cittadini astigiani, la “Società del Moleggio”, con lo scopo essenziale di potenziare l'attività molitoria e tessile in Asti, nonché le varie attività commerciali collegate a quest'ultima; In questo lungo esercizio, scrive l'Arleri, la predetta associazione corporativa dei mulini divenne assai importante e fornì, si può dire, uno dei più cospicui cespiti d'entrata per le risorse del Comune e di tutta la categoria degli addetti al lavoro dei cereali e delle farine durante i quattro secoli della sua gloriosa attività).
Il figlio Sifrone De Regibus, consigliere di Asti e banchiere, sposò la marchesa Battistina Malaspina che gli portò in dote il feudo di Prasco, diventando così il capostipite di una linea che fiorì, visse e s'estinse in Genova.
Giovanni Bartolomeo fu signore di Montecastello col fratello Sifrone nel 1433, in seguito alla morte del genitore Rolando. Fu padre di Gerolamo, consigliere di "Ospizio" (1513). Da Gerolamo (marito di Ighineta Malabayla), inizia la genealogia del ramo attualmente esistente in Asti, ramo che contrasse alleanze con gli Scarampi, Solaro, Piumazzo, Argenta e Baiveri.
Con alterne vicende, nel corso di sette generazioni si giunge a Vincenzo (Asti, 1762 - ivi, 1832) che fu padre di:

L'avvocato Ernesto (Torino, 1848 - ivi, 1913), figlio di Agostino, fu consigliere ed assessore di Asti dal 1895 al 1910. Sindaco per 20 anni di Agliano d'Asti, sposò la nobildonna Vittoria, figlia del conte Giovanni Cesare Rebaudengo, ministro della Real Casa.
Il figlio di Ernesto, l'avvocato Carlo Agostino (Torino, 1892 - Asti, 1943), fu uno tra i più noti ed appassionati studiosi di araldica piemontese. In questo campo raggiunse una specifica e riconosciuta competenza.
Animato da un profondo culto per le proprie tradizioni famigliari, Carlo Agostino Re aveva dedicato lunghi anni alla ricerca della propria genealogia nel corso dei secoli. Lo studioso vide coronate le sue ricerche con il meritato riconoscimento ufficiale, con decreto del Capo del Governo in data 26 novembre 1940, trascritto nei registri della consulta araldica il 30 novembre 1940. Con tale decreto, fu riconosciuta la nobiltà ereditaria e l'arma.
Dal matrimonio dell'avvocato Carlo Agostino con Lidia Remmert (Ciriè, 1900), sono nati Maria Vittoria (Torino, 1925), Eugenio (Ciriè, 1927), Angelica (Torino, 1934).

De Regibus furono presenti come lombardi a Metz, in Lorena, verso il 1280, associati dei De Montanero. Allo stato attuale delle ricerche non risulta che la famiglia fosse particolarmente attiva all'estero. Piuttosto, sembrerebbe che, almeno a cavallo tra XIII e XIV secolo, i De Regibus fossero orientati ad esercitare l'usura sul territorio piemontese, concedendo mutui a singoli e comunità.

ella dote di Valentina Visconti (1387) si ha per la prima e unica volta notizia del possesso da parte dei De Regibus di una parte di Solbrito, in seguito attribuita alla famiglia Ricci. Notizie più precise sui beni feudali in mano alla famiglia risalgono al XV secolo: nel 1437 Sifrone De Regibus acquistò il feudo di Quattordio da Pietrino Turco. Dieci anni dopo lo vendette al genovese Isnardo Guarco. Nel 1440 Sifrone fu investito di Solero da Filippo Maria duca di Milano. Nel 1454 ricevette in dote dalla moglie Battistina Malaspina il feudo di Prasco.