
signori di Settime
ella nobile e antichissima famiglia dei Comentina si hanno già notizie nel lontano 591 d.C., quando un Taddeo andò in soccorso di Fredegonda, regina di Francia.
Il Boateri, nell'opera "Memorie storiche sulla vita del beato Enrico Comentina", cita un certo Federico dei Comentina, consigliere nel Comune di Asti nel 1164; Giacomo e Alessandro di Comentina che combatterono con altri Astigiani contro il marchese di Monferrato nel 1230.
Ludovico Vergano scrive che nel 1270 Beltramo Comentina acquistò il feudo di Settime "i cui eredi si fecero odiare dalla popolazione, tanto che nel 1309 molti dei loro sudditi si ribellarono, distrussero l'antico villaggio e ne costruirono uno nuovo". L'avvenimento è ricordato dal cronista astese Guglielmo Ventura, testimone oculare: "Il villaggio di Settime fu edificato nel 1309. Questo villaggio che era vicino al castello degli eredi dei figli di Bertramo Comentina, per decisione degli uomini di Settime, volendo essere liberi da quei feudatari e sotto la giurisdizione della città di Asti, fu distrutto e ricostruito sopra il colle situato nelle vicinanze".
Questa "villa", a cui allude il Ventura, corrisponde al paese di Settime. I Comentina, più tardi, probabilmente nei primi decenni del 1300, vendettero i loro diritti feudali a Guglielmo, Marchetto e Albertino Grassella, dai discendenti dei quali ne acquistò una metà Opizzino Roero, consignore di Revigliasco, sul principio del XV secolo.
La famiglia Comentina si estinse presto; probabilmente verso la metà del XIV secolo, o poco dopo. Per quante ricerche siano state fatte, non ci fu possibile rintracciare l'arma della quale forse mai si decorarono, o mancò l'occasione di denunciare.
Per ragioni di successioni, il feudo di Settime passò alla nobile famiglia dei Roero che ebbero anche la signoria del vicino Mombarone e, finalmente, al marchese Luigi Borsarelli di Rifreddo.
Da questa illustre famiglia ebbe i natali, nella prima metà del XIV secolo, il beato Enrico. Le notizie intorno al beato Enrico Comentina, sono scarse. Si diede allo studio della teologia e gradatamente ricevette gli ordini sacri, fino a diventare sacerdote. Trovandosi a Roma, venne subito chiamato alla corte pontificia che allora risiedeva ad Avignone. Riconosciuti i suoi meriti, gli venne conferito l'impiego di uditore del sacro palazzo, grazie al quale poté spesso trattare e consigliare la pace tra stati non cristiani.
Intanto, resosi vacante il patriarcato di Costantinopoli, occupato precedentemente dall'astigiano Scarampi, Enrico Comentina venne nominato successore in tale dignità.
Nel 1392, mentre il patriarca Enrico Comentina era intento a celebrare la messa in Smirne, fu assalito improvvisamente da un gruppo di infedeli che lo decapitarono.
Il cadavere del patriarca, deposto in un'arca di marmo, fu collocato nella chiesa Cattedrale di Smirne, ma gli Ottomani s'impadronirono della cassa e la gettarono in mare.
A questo punto le notizie date dal Boateri, sulla fede di Guido Malabayla, e del padre Filippo Malabayla diventano alquanto fantasiose. La cassa, miracolosamente trasportata attraverso l'Adriatico, sarebbe entrata nel Po, e raggiunto il Tanaro sarebbe stata abbandonata in prossimità della nostra città! Questo miracolo, secondo quanto scrive il Boateri, avvenne l'11 gennaio 1393...
A proposito di questo avvenimento "pericoloso", pensiamo indubbiamente si possa parlare di spettacolare messinscena, tipica nelle leggende medioevali. C'è da domandarsi, dato che il corpo del beato Comentina riposa sotto l'altare di San Filippo Neri, nella Cattedrale di Asti, come sia pervenuto ad Asti. Non sappiamo. Lorenzo Gentile, in un opuscoletto sulla "Vita del beato E. Comentina", suppone che il corpo fosse riacquistato e trasportato in patria per mezzo di qualche nave mercantile; in quel secolo, e anche dopo, il commercio delle repubbliche italiane nel Levante, di Venezia, soprattutto a Genova, era attivissimo.
Le spoglie del prelato astigiano, comunque, vennero deposte nella chiesa di San Francesco (chiesa e convento si trovavano nell'attuale Via Brofferio, sull'area ora occupata dall'asilo Anfossi) e vi rimasero fino al 1801, anno in cui, essendo stato soppresso il convento, vennero traslate sotto l'altare di San Filippo Neri, nella Cattedrale.
Il beato Enrico Comentina fu sempre oggetto di grande venerazione, specie dopo il 1734, quando gli Astigiani, dopo tridui a lui dedicati per ottenere la pioggia, furono esauditi.
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