

Motto: “Animosa Virtus”
marchesi di Volpiano, Bagnasco, Ceva; conti di Quarto, Portacomaro, Montegrosso, Bellangero; baroni di Carpeneto.
a famiglia astigiana dei Coardi, salì rapidamente ad altissimi onori. Era tra le famiglie piemontesi la più largamente titolata. Anticamente, scrive il Di Crollalanza, si chiamavano Codardi e si dicono provenienti dalla Spagna, e si trapiantarono in Asti, dove sul finire del XVI secolo si dedicavano alla mercatura in Piazza San Secondo, e continuarono in questo commercio fino alla fine di quel secolo.
Il Manno, infatti, nella genealogia dei Coardi di Asti presenta quale primo personaggio Nicolò Coardi, padre di Girolamo, avo di Giambattista e Nicolò, ai quali l'appalto delle polveri, dei grani e delle vettovaglie in tempi di guerra, procurò larghe ricchezze.
All’inizio del XVII secolo, Nicolò (+1623), ricco di ingegno e di sostanze, fu Consigliere di Stato e generale delle finanze, tesoriere generale delle milizie da guerra, Presidente di Camera.
Con Nicolò Coardi, ha inizio la titolatura nobiliare della famiglia, per le infeudazioni di Rivalta Bormida (Alessandria, 1613), di Quarto e Portacomaro (Asti, 1618) con titolo comitale.
Nacque da lui il conte Domenico Coardi (Torino, 1609 - Torino, 1691), Commendatore di SS. Maurizio e Lazzaro, paggio e gentiluomo di camera del Principe Tomaso. Egli acquistò (1674) dai Perrone e poi da altri il feudo di Carpeneto (Alessandria). Per il suo matrimonio con Antonia Roero, investita di Montegrosso d'Asti (1677) aggiunse alle sue fortune anche questa contea.
Nel 1618 sull'altare eretto nel fondo della Torre Rossa di Asti, Domenico Coardo fece porre una statua marmorea di San Secondo, tuttora esistente, sul piedestallo della quale si legge: “Eques D. Domin. Coardus. Nicol. Fil. Suo. Sancto. Dicavit. An. MDCXVIII”.
Egli dedicò quella statua a San Secondo per onorare il luogo dove, secondo la tradizione, il santo martire era stato imprigionato.
Altro Nicolò Coardi (1731) fu cavaliere, commendatore e consigliere della Religione Mauriziana, Riformatore delle Scuole; nel 1698 fu investito del feudo di Carpeneto.
Il patrimonio famigliare e la titolatura si accrebbero ancora per il matrimonio del conte Paolo Coardi (Torino, 1720 - Torino, 1803), figlio di Carlo Cesare, che sposò Anna Biandrate Aldobrandini di San Giorgio, erede di Volpiano (Torino), Bagnasco (Cuneo), Balangero (Torino), Ceva (Cuneo).
Paolo Coardo fu gran ciambellano, cavaliere dell'Ordine Supremo SS. Annunziata, Grande di Corona.
Era suo nipote Luigi Evasio (Torino, 1779 - Torino, 1849), detto il marchese di Bagnasco. Fu Sindaco di prima classe di Torino (1820).
Il figlio Paolo Coardo, colonnello di artiglieria, fu padre del marchese Luigi Coardo, aiutante di campo del re Vittorio Emanuele II e maggiore generale di Cavalleria (1879).
L'altro figlio Alfonso Coardo (Torino, 1811 - Torino, 1889) succedette nei titoli al nipote Luigi, morto celibe.
Tra gli ultimi Coardi, vogliamo ricordare Vittorio Emanuele Coardi (Pinerolo, 1916), capitano d'artiglieria pluridecorato al valor militare, figlio di Carlo (Valperga, 1881 - Torino, 1946) e padre di Emanuele (Torino, 1952).
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