Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Tutto al fin vola”

marchesi di Bernezzo (1703), Caraglio (1772), Clavesana (1778), San Marzano (1771), Spigno (1614), Voghera (1625); conti di Burio, Camerano, Rossillon; signori di Balangero, Baldesco, Canelli, Cartosio, Casasco, Castagnole delle Lanze, Cortanze, Cortemiglia, Costigliole, Dusino, Lu, Moasca, Mombaldone, Montabone, Montechiaro, Orbassano, Pontecurone, Rivalta, Saint Jeoire, San Giorgio, Soglio, Valdichiesa, Vesime, Villard Chabod, Virle; consignori di Albens, Agliano, Briga, Castelletto d'Erro, Gorrino, Isola d'Asti, Mombercelli, Monale, Mondonio, Montfalcon, Solero

Prime attestazioni: Fine XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, a prevalenza ghibellina, ma con alcuni elementi guelfi
 

ntica e influente famiglia del patriziato di Asti, gli Asinari vengono nominati già in documenti della fine del XII secolo. Gli Asinari erano già allora tra i primi di Asti per agiatezza e potenza politica. Oppostasi la città di Asti all'imperatore Federico Barbarossa nel 1164, fu da questi incendiata, e molti dei suoi cittadini perirono. Era allora sindaco della città Enrico Asinari, della cui famiglia molti dovettero soccombere.
Razone Asinari, nel 1197 era console del Comune di Asti. Federico Asinari di Loreto (stabilito in quel contado), fu eletto capitano della cavalleria astese, inviata in Palestina alla Crociata del 1214; e molti altri della sua famiglia lo seguirono nel 1220.
Negli elenchi dei credenziari del XIII secolo gli Asinari non mancano mai. Uno di essi, Raimondo Asinari, pare sia stato investito nel 1250, a nome di Federico II del feudo di Dusino; lo stesso Raimondo Asinari, acceso ghibellino, fu più tardi podestà di Cuneo (1259), di Pavia, di Chieri, e nel 1261 si trova nominato fra i nobili d'ospizio.
Gli Asinari ebbero dal 1278 anche la signoria di Canelli; signoria confermata dal conte Amedeo di Savoia, signore e conte di Asti. Ghibellino altrettanto convinto fu Folco Asinari, il quale alternò la carriera podestarile (Mondovì 1284, Genova 1296) a quella di consigliere comunale e sapiente. Quando i guelfi vennero cacciata da Asti, nel 1304, Folco Asinari fu nominato sindaco degli estrinseci e loro rappresentante. Negli stessi anni si segnalano anche Tommaso Asinari, più volte credendario, e Oberto Asinari, incaricato dal comune di definire i confini del possesso di Castell'Alfero tra Asti e il marchese di Monferrato. Emerge inoltre la figura di Tolomeo Asinari, più volte consigliere tra il 1275 e il 1297. Egli fu membro del collegio dei giudici di Asti (1282) e “inclitus legisprofessor”, uomo di studio più che d'azione. Coinvolto con il resto della sua famiglia nelle lotte civili, in esilio si dedicò al commento del “De consolatione philosophie” di Boezio, terminato prima del 1307, quando il manoscritto, inedito e conservato a Vienna, fu miniato da Filippo di Altavilla.
Nel 1339 Oddonino, Enrico, Giorgio, Raimondo e Benentino Asinari fecero quell'alleanza col marchese di Monferrato, per la quale i Solaro vennero messi al bando dalla città di Asti.
Oltre a feudi in Savoia e Svizzera, gli Asinari ebbero, in vari tempi e nei diversi rami, signoria su questi feudi del Piemonte: Agliano, Balangero, Baldesco, Baldissero, Bernezzo, Burio, Camerano, Canelli, Caraglio, Cartosio, Casasco, Castagnole Lanze, Castelletto Erro, Clavesana, Cossombrato, Costigliole d'Asti, Dusino, Isola d'Asti, San Marzano Oliveto, Mombercelli, Monale, Montechiaro d'Asti, Neive, Soglio, Rivalta, Valdichiesa, Vesime, Virle.
La famiglia Asinari si divide in diverse linee, si ricordano le seguenti:

li Asinari furono attivi nel commercio a Genova e ad Asti dalla fine del XII secolo, ma soprattutto le vaste e importanti operazioni finanziarie compiute all'estero dalla fine del Duecento alla metà del Quattrocento posero gli Asinari tra gli uomini d'affari più capaci del loro tempo.
L'attività bancaria di questa famiglia incomincia nel 1295 a Friburgo con Giorgio Asinari, e prosegue fino agli inizi del XV secolo.
Il ramo detto di San Marzano si orientò prevalentemente in Borgogna, dove dalla fine del Duecento possedeva numerosi banchi di pegno e godeva di diritti sulle raffinerie di sale di Salins. Il ramo degli Asinari di Camerano, invece, scelse come area di azione dapprima i Paesi Bassi (Utrecht, 1260), poi l'attuale Svizzera (a Friburgo dal 1295), dove furono spesso associati agli astigiani Toma e, dall'inizio del Trecento, anche la Germania renana (Siegburg, Oberwesel, St. Goar). I prestiti concessi all'arcivescovo di Colonia, misero gli Asinari in possesso delle gabelle di Colonia, Bonn e Andernach. Il casato degli Asinari seppe creare una fitta rete di interessi commerciali che lo legava ad altre numerose famiglie astigiane all'estero e che si rafforzò al tempo del massiccio esilio ghibellino, dopo il 1312.
Nella prima metà del XIV secolo, acquistarono ricchezza e prestigio nella contea di Borgogna i fratelli Reinone e Domenico Asinari.
Verso la seconda metà del XIV secolo, gli Asinari esercitano attivissimo commercio bancario nella Savoia: Tommaso Asinari nel Faucigny, Giovanni e Giorgio Asinari dal 1360 tengono il banco di Cluses e La Roche, riconfermato loro nel 1396. Sempre nello stesso periodo assai intensa appare l'attività feneratizia di parecchi Asinari nelle terre soggette ai conti di Savoia.
Nel XV secolo la loro attività si estende alle Fiandre. I frutti di tale attività dovettero essere cospicui e gli Asinari ne investirono una parte nell'acquisto di titoli e di redditi feudali. Verso la metà del XV secolo, gli Asinari forse abbandonarono parzialmente gli affari, ed entrarono nell'ambiente della corte.

erso la metà del XIII secolo, gli Asinari si distinsero in tre rami. Uno, originato da Raimondo Asinari, ottenne la signoria di Dusino nel 1254 per infeudazione del vicario imperiale Manfredi Lancia. Un altro ramo, avente come capostipite Tommaso Asinari, assunse il predicato di Camerano, dal feudo acquistato in parte nel 1210 e trasmesso esclusivamente per via maschile a partire dal 1295. Il fratello di Tommaso Asinari, Corrado Asinari, tesoriere di Savoia, nel 1275 ottenne dai conti di Savoia l'investitura di 1/4 del castello di Virle. Nel 1313 il ramo di Camerano, con Enrico e Aimonetto Asinari, acquistò castello e diritti signorili a Casasco, per metà dai signori omonimi e per metà da Brando Pelletta. Un terzo ramo del casato, detto successivamente di San Marzano, si originò da Bonomo Asinari, il quale il 10 marzo 1300 acquistò il castello, il luogo e la giurisdizione di Vesime da Albertino Del Carretto, ottenendone l'investitura da Amedeo di Savoia nel 1313. Tra il 1313 e il 1341 Alessandro e Bonifacio Asinari successori di Bonomo Asinari, si procurano con denaro il feudo di Canelli, che rimase agli Asinari fino al 1462, quando succedettero gli Scarampi. Gli stessi Alessandro e Bonifacio Asinari, nel 1323 furono investiti di Montechiaro d'Asti da Giacomo Del Carretto; il feudo venne confermato alla famiglia nel 1382, da parte di Teodoro II di Monferrato. Anche San Giorgio Scarampi, rimase agli Asinari dal 1382 al 1478.
Nel 1339 il conte di Ginevra investì Daniele Asinari di Villar Chabod, per via dell'attività feneratizia prestata dalla famiglia in quella zona. I diritti furono alienati dai discendenti Antonio e Opizzino Asinari, nel 1453. Nel 1341 il Comune d'Asti vendette castello, luogo e pertinenze di Costigliole d'Asti a Giorgio, Bonifacio, Pietrino e Antonio Asinari, facendone seguire l'investitura. Nel 1382 Amedeo VI di Savoia investì Antonio Asinari di Balangero, mentre il marchese Teodoro di Monferrato gli concedeva Cartosio, Mondonio, Lu e San Giorgio, nell'Alessandrino, una parte di Montabone e 4/20 di Monale. Nello stesso anno Antonio Asinari ottenne dal Comune di Asti l'investitura per Canelli, Moasca e Mombaldone, mentre si fece confermare San Marzano Oliveto da Galeazzo Visconti. Ancora nel 1382, Gian Galeazzo Visconti investì Emanuele Asinari del castello di Monale. Nel 1416 Corrado Asinari fu investito di metà di Banna nei pressi di Poirino.