Motto: “Usque ad Cineres”

conti di Castell'Alfero
 

onsignor Agostino Della Chiesa nella sua opera “Discorsi sopra le famiglie nobili del Piemonte” scrive che “la famiglia Amico, d'origine astigiana, non vanta origine d'antica nobiltà. Il primo, che cominciò a nobilitare questa casa fu Alessandro, Controllore delle Finanze al tempo di Madama Reale”.
Alessandro Amico (1599-1648), infatti, “controllore camerale di qua dei monti e mastro uditore, fece acquisto di parte del feudo di Castell’Alfero dal conte Germonio e ne fu investito il 18aprile 1643”.
Nello stesso anno, Alessandro Amico fu investito anche dei feudi di Quarto e Portacomaro (Asti).
L'investitura di Castell’Alfero si rinnovò poi successivamente nel 1677 a favore del referendario Bartolomeo Amico, figlio di Alessandro Amico.
L'investitura si ripeté nel 1699, a favore di Alessandro Ignazio Francesco Amico, figlio del precedente, nel 1741 a favore di Bartolomeo Giuseppe Amico, figlio di quest'ultimo, ed infine nel 1783, a favore di Paolo Gioachino Carlo Luigi Amico, figlio di Bartolomeo Amico.
Il conte Carlo Luigi Amico, nato a Castell’Alfero (Asti) nel 1758, studiò presso l'Accademia Reale. A 28 anni divenne ministro plenipotenziario a Napoli, quindi a Vienna (1794), e a Berlino (1799). Scarse sono le notizie su questo personaggio per il periodo napoleonico: fu ciambellano di Paolina Borghese (sorella di Napoleone I), e il 13 maggio del 1813 venne insignito del cavalierato dell'Impero.
Alla Restaurazione venne nominato ministro plenipotenziario a Berlino. Giunse a Vienna il 1 settembre 1814, ma invano tentò di restarvi dopo il Congresso. Ministro di Stato nel 1818, venne nominato il 24 aprile dell'anno successivo alla sede di Firenze. Fu questa l'ultima e la meno importante missione affidata a Paolo Gioachino Amico.
Morì senza discendenza diretta (l'unico figlio era morto in tenera età) a Firenze il 17 maggio 1832 e venne sepolto nella chiesa di San Marco, dove una lapide lo ricorda.
Carlo Luigi Amico è autore di un'interessante opera “Idea di una confederazione delle potenze d'Italia” (1790), in cui auspica la riunione di tutte le potenze italiane ai fini difensivi e della sicurezza.
I componenti di questa famiglia contrassero alleanze con gli Scarampi, i Biraghi, gli Avogadro, ecc. La famiglia Amico di Castell’Alfero si estinse verso il 1866, con due diplomatici, padre e figlio: quegli inviato a Napoli, questi a Firenze. Estinta la famiglia, la proprietà feudale passò alla famiglia Ottolenghi.
Alcuni componenti la famiglia Amico, originari di Asti, si trasferirono a Cherasco, dividendosi in due rami: dei conti di Torre Bormida (Cuneo), (linea estinta). Dei conti di Meana (Torino), (la linea continua). Il primo ramo, estintosi sulla fine del XVIII secolo, fece capo all'avvocato Ignazio Amico, investito del feudo di Torre Bormida nel 1783.
Il capostipite del ramo di Meana, fu un Giangiacomo Amico che viveva sullo scorcio del XVI secolo. Attraverso sei generazioni, si arriva a Tomaso Amico che, nobilitato nel 1791, fu investito in quell’anno della contea di Meana con San Bartolomeo (Torino).
La linea di Meana prosegue con Franz Tomaso Amico, ufficiale di cavalleria, figlio del conte Giovanni Amico (Torino, 1880 - ivi, 1967). Sono suoi figli, Giovanni Amico (Genova, 1948), Maria Antonietta Amico e Carla Maria Amico (gemelle), nate a Genova nel 1949.