Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Ogni cosa col tempo”

signori di Asti

Provenienza: Asti
Prime attestazioni: Metà XIII secolo
Posizione politica: Famiglia de populo, non apertamente schierata tra guelfi e ghibellini
 

ntico e nobile casato astigiano, gli Alioni non appartennero alla nobiltà “de hospitio”, bensì a quella “de populo”. Agostino Della Chiesa scrive che “Gli Alioni, originari di Dronero, erano di ordinaria condizione”. Anche storici quali il Malatti ed il Manuel di San Giovanni, attribuiscono agli Alioni la comune origine della Val Maira. Più anticamente essi erano cognominati “Eliona”, ed erano una delle più cospicue famiglie di Saluzzo ove, fin dal XIII secolo, avevano un magnifico palazzo.
Grammatica Alvise, scrive che le prime notizie di questa famiglia risalgono ad un certo Alionus (De Aste) che appare in un atto di permuta di beni dell'anno 916 d.C., pubblicato dal Gabotto in “Le più antiche carte dell'Archivio Capitolare di Asti”.
Il primo degli Alioni di cui si conosca qualche cosa di positivo è un “Guillelmus”, che comincia ad apparire citato nel 1230, quale ostaggio astigiano nella guerra contro Chieri.
Successivamente è ricordato: in un atto del 1250, quale “credentarius” del comune astigiano nel 1252, come “rector consilii Societatis Burgi Sancte Marie Nove” nel 1264 e come teste nel 1269. Nel 1276 e nel 1279 egli è ancora tra i credentari e nel 1282 è “rector quatuor Societatum”.
La famiglia accrebbe le proprie sostanze per via di commerci e di attività bancaria in patria e all’estero, ricoprì uffici pubblici, seppe abilmente sfruttare la situazione politica al momento dell'ingerenza straniera nella città e ottenne un titolo nobiliare.
Bonifacio Alione fu rettore delle Quattro società nel 1271 e nel 1281.
Si segnalano Guglielmo Alione, ufficiale del fodro nel 1281, Pagano e Giorgio Alione , sapienti del Comune rispettivamente nel 1277 e 1309.
Nel primo quarto del 1300, Domenico Alione sposò Bastina, figlia di Raimondo Bertramenghi, e dal matrimonio nacquero, tra gli altri, Gasparone Alione, abilissimo mercante, che riuscì ad accumulare un'ingente fortuna.
Ricchissimo proprietario di case in Asti, di negozi di stoffe, di estesi terreni in molte località dell'Astigiano, di banche all'estero, questo Alione, fu tra i sostenitori del dominio visconteo in Asti.
Nel 1342, come “Savio” del Comune di Asti, ebbe una parte notevole nella dedizione di Asti a Luchino Visconti, e quando, nel 1379, Gian Galeazzo diventò signore della città di Asti, l'Alione fu uno dei due sindaci speciali che si recarono dal “conte di Virtù” per pregarlo di non imporre nuovi dazi e gabelle e di rispettare i diritti e le franchigie del Comune.
Nei giorni successivi, 28 e 29 marzo, Gasparone Alione interveniva vivacemente nelle discussioni del Consiglio Generale della città di Asti per la riforma degli “Statuti” consigliata dal Visconti, e veniva accolta all'unanimità la sua proposta, di lasciare al podestà e ai dodici Sapienti la facoltà di eleggere una apposita commissione la quale si accingesse alla non facile opera.
Gasparone Alione fu uno degli undici legislatori che, avuto l’incarico di riformare gli antichi “Statuti” e di compilarne dei nuovi, seppero condurre a termine l'opera nel giro di due anni, dando alla città di Asti quegli “Statuti” che ancora oggi, in molte loro parti, possono essere presi come un modello di saggezza legislativa.
Ancora nel 1379 Catalano Alione rivestì l'incarico di “sapiens de populo”.
Il nipote di Gasparone, Tomaso Alione, pare sia stato il collaboratore e quindi il continuatore dell'attività commerciale dello zio. Egli svolse una notevole attività in Savona, ove gli Alione avevano interessi di denaro e figuravano tra i maggiori creditori del Comune.
Il personaggio, però, più noto, fu indubbiamente Gian Giorgio Alione , autore della curiosa e ricca raccolta poetica “Opera jucunda” (1521), composta parte in lingua maccheronica, parte in francese, parte in dialetto astigiano e in fiammingo, e della “Maccheronea”.
Di lui poco sappiamo. Visse presumibilmente tra il 1460 e il 1525. Egli compare fra i membri del Consiglio di Credenza astigiano (che rappresentava il potere legislativo) nel 1511, nel 1513, nel 1517.
Alfonso Gerolamo Natta nella “Nota delle famiglie nobili della città d'Asti tanto esistenti quanto estinte nel 1662”, riporta gli Alione tra le famiglie estinte.

li Alione traevano il loro reddito essenzialmente dal prestito di denaro, sia al comune, attestato fin dal 1259, sia a privati. A ciò affiancavano altre rendite, come quelle derivanti da un mulino a Canale, alienato per 1/3 ai Pelletta nel 1284. La famiglia svolse l'attività feneratizia anche all'estero: verso il 1290 Guy de Dampierre, conte delle Fiandre, nel tentativo di risollevare le proprie finanze, ricorse all'aiuto di Uberto Alione, incaricato della zecca di Namur (Paesi Bassi) dal 1283. Nelle Fiandre gli Alione furono soci di un'altra famiglia astigiana, i Mancinella, alla quale furono legati da vincoli matrimoniali. Nel 1312 Giorgio Alione risultava monetiere dell'imperatore Enrico VII.

ella seconda metà del Trecento, Gasparone Alione possedeva 2/3 del castello di Monteletto, nel territorio di San Damiano d'Asti. Rimasto senza discendenza diretta li lasciò in eredità a Giacomo e Bartolomeo Scarampi.