Immagine tratta dal libro "Asti, antiche e nobili casate", di V. Malfatto

Motto: “Tort ne dure”

marchesi di Breglio (1796), Sostegno, San Martino al Tanaro e Castelletto Villa (1746); conti di Casabianca, Castagnole delle Lanze, Cortemiglia, Favria, Magliano, Zumaglia; signori di Belriparo e Borgomale, Ferrere, Govone, Mombercelli, Val di Chiesa.

Provenienza: Asti
Prime attestazioni: Fine XII secolo
Posizione sociopolitica: Famiglia de hospitio, ghibellina
 

ntichissima e celebre famiglia astigiana, gli Alfieri non vantano vere origini feudali, Aleramiche, come tutti i conti o marchesi del Piemonte Cispadano, o Arduiniche, come tutti quelli del Piemonte Transpadano, bensì provengono dall'industria e dal commercio, al pari di tante altre famiglie ragguardevoli astigiane. La famiglia Alfieri appare chiaramente di parte ghibellina, siccome ghibellino è quasi costantemente il Comune di Asti, alle cui vicende prospere o tristi, le vicende degli Alfieri sono così strettamente collegate. Come ghibellini, gli Alfieri appaiono solidali coi Guttuari, cogli Isnardi e coi Turchi, manifestandosi apertamente ostili ai guelfi e, quindi, ai nobili Solaro.
I primi personaggi della famiglia Alfieri che si ricordano nella storia sono: Tommaso Alfieri (1155), Guala Alfieri che fu console del comune di Asti nel 1176, e Manuele Alfieri discendente di Tommaso Alfieri, designato dalla tradizione leggendaria come uno dei capitani di cavalli mandati nel 1214 dagli Astigiani alla Crociata, insieme con Alberto Solaro di Govone.
Ma gli Alfieri diventano feudatari per reale acquisto di feudo, quando nel 1240 - 1242, Guglielmo Alfieri ed Alferio Alfieri, figli di Manuele Alfieri, i due capostipiti veri e creatori della potenza feudale degli Alfieri, acquistano una parte di Magliano, feudo del Vescovo di Asti.
Guglielmo Alfieri fu “credenziario” di Asti (cioè consigliere) nei 1221 e nel 1232; più volte nel 1250, sindaco del Comune di Asti; nel 1252 fu uno dei quattro rettori che intervennero alla convenzione stipulata fra Tommaso di Savoia ed il Comune di Asti; nel 1255 - 1256, uno dei sindaci astigiani che conclusero la pace col conte di Savoia e col comune di Torino. Il cronista astese Guglielmo Ventura attribuisce a Guglielmo Alfieri e al socio Pietro Lorenzi il merito d'aver sventato il tentativo compiuto dal marchese Pallavicino di appropriarsi della signoria di Asti, nel 1250.
Gli Alfieri, comunque, scrive il Cibrario, “vengono annoverati fra i nobili di nobiltà originaria o immemoriale, e sicuramente rimontante al secolo XI. Certamente essi non saranno chiamati “nobili d'ospizio” che nel secolo XIII”.
Anche il figlio Enrico Alfieri si distinse per abilità politica: intrapresi gli studi giuridici, nel 1263 risultava podestà di Chieri. Negli anni seguenti, indicato con il titolo onorifico di “dominus”, intervenne spesso come procuratore del comune o come testimone in atti pubblici di grande importanza, fino alla sua morte, avvenuta negli anni Novanta del Duecento. Ancor più noto fu il cugino di Guglielmo Alfieri, Ogerio Alfieri, ripetutamente credendario e sapiente dal 1274, incaricato dell'archivio comunale nel 1293 e redattore di una famosa “Cronica”, terminata poco prima della morte (circa 1294). Si ricorda, infine, Bertramino Alfieri, uno dei quattordici savi che approvarono lo statuto della risorta società dei Militi nel 1339.
Nel Medioevo la famiglia Alfieri più che alla libertà e all'indipendenza della patria pensa alla tutela degli interessi famigliari, alle “casane”, coi banchi cioè fondati per ogni dove, che hanno condotto gli Astigiani nelle più remote contrade d'Europa e fatto di loro quasi il tipo proverbiale del cambista e del prestatore di danaro.
Nell'amministrazione della cosa pubblica, gli Alfieri figurano a periodi. Per quel tanto che prendono parte alle vicende cittadine, essi risultano tutti risolutamente ghibellini. In questo periodo gli Alfieri, ricchi signori e feudatari, curano i propri interessi e, fuori città diventano cambiatori e prestatori di danaro.
Gli Alfieri sono certamente fra i più antichi fondatori di banchi di cambio e di prestito all'interno ed all'estero, poiché da tre documenti, trovati dal Vayra nell'Archivio di Torino e pubblicati dal Sella nella sua “Memoria” sul “Codex Astensis”, è provato che fino dal 1289 gli Alfieri svolgevano attività feneratizia.
A Friburgo troviamo nel 1295 Nicola Alfieri che sconta cambiali e presta danaro; dopo il 1303, e nel 1310 compare Manfredo Alfieri; nel 1300 Martino Alfieri occupa la carica di tesoriere privato di Amedeo V, forse quale ricompensa per il prestito di 2.000 fiorini concesso al conte in occasione del suo viaggio a Roma.
Nel 1304 Giorgio Alfieri ha affari in Bruxelles e in Savoia; un Giovanni Alfieri in società con Antonio, Ippolito e Filippo Bergognini, tiene casana a Belley dal 1343 al 1352.
Finalmente, poco più d'un secolo dopo, nel 1452, la loro “azienda” si era talmente allargata che dovendo essi stessi, in unione a Giovanni Medea, contrarre un prestito, impegnarono per la restituzione, beni e probabilmente capitali dei loro banchi, non solo in Italia, ma in Francia, in Bramante, in Fiandra, in Olanda e via dicendo.
Da quanto sopra accennato, si comprende abbastanza come la maggiore attività degli Alfieri vada via via concentrandosi negli affari e li distolga la politica, la quale, del resto, è sostanzialmente condotta e manipolata dal signore, a cui Asti s'è data.
Per contrappeso, però, a tutto questo, gli Alfieri di questo periodo annoverano nella loro prosapia santi e dottori. Dal 1315 al 1405 il beato Enrico Alfieri; nel 1419 fra' Francesco Alfieri, commendatore di Cesena nell'Ordine di Malta; nel 1448 suor Bianchetta Alfieri, priora di San Martino d'Alba; nel 1450 Ottavio Alfieri, dottore collegiato di Torino; nel 1520 Lodovico Alfieri dottore collegiato e consigliere del duca di Savoia; nel 1550 Antonio Alfieri, pure dottore collegiato. Nel 1555, compare Catalano Alfieri, altro dottore collegiato, poi senatore di Torino; in questi Dottori, Consiglieri e Senatori si possono ravvisare forse i primi Alfieri che, fuori di Asti, nella nuova capitale cisalpina dei duchi di Savoia, Torino, tenevano uffici di governo e di corte.
Fra i religiosi della famiglia Alfieri, il personaggio più importante è il beato Enrico Alfieri. Nato nel 1315, entrò nell'Ordine dei Conventuali Francescani verso il 1333; nel 1387, fu da Papa Urbano VI nominato vicario dell'Ordine e in quell'anno medesimo, fu eletto dal Consiglio dei Francescani, Ministro Generale col governo supremo dell'Ordine Francescano, che tenne per 18 anni, sino cioè alla sua morte avvenuta a Ravenna nel 1405.
Verso la fine del XVI secolo, i rapporti fra gli Alfieri e il governo della Città di Asti si vanno via via quasi riducendo a nulla; quando riprenderanno essi non riguarderanno in modo specifico la storia di Asti ma rientreranno nell'ambito della storia sabauda.
Nel 1531, Asti infatti, passa sotto il dominio dei Savoia. Dalla signoria Orleanese, a quella Savoiarda, le carte dell'Archivio di San Martino Alfieri nulla dicono d'importante. Gli Alfieri si occupano poco di politica, ma come avevano giurato fedeltà agli Orleanesi, così la prestarono alla duchessa Beatrice, e dopo di lei al duca di Savoia.
Durante tutto il '500, le vicende degli Alfieri sono di poco conto; nel 1569 un Frà Carlo Alfieri, dell'Ordine di Malta muore combattendo valorosamente contro i Turchi, nel 1570 si hanno notizie di un certo Andrea, dottore collegiato di Torino, nel 1575 ancora di un Ottavio, consigliere del duca di Savoia e di Catalano Alfieri, membro del Senato di Torino e primo avvocato fiscale del duca di Savoia.
Di due fatti però molto importanti per gli Alfieri, danno notizia le carte dell'Archivio di San Martino.
Nel 1611 Carlo Emanuele I permuta col Vescovo di Asti i feudi dipendenti da questo (tra i quali Magliano Alfieri, San Martino Alfieri e Govone), con la terra di Montechiaro d’Asti, e quindi gli Alfieri, anche come feudatari astigiani, diventano vassalli diretti del duca di Savoia; nel 1615 lo stesso Carlo Emanuele I dona ad Urbano Alfieri, suo “colonnello di cavalli”, la giurisdizione ed i beni feudali di San Martino, per gli eminenti servizi da lui resigli durante le continue sue campagne di guerra. Siamo al principio del XVIII secolo; gli Alfieri tardano qualche tempo a riprendere l'importanza che avevano avuta in passato, e quando la riassumeranno, sarà diversa da quella di prima. Dalla genealogia degli Alfieri, possiamo trarre alcune osservazioni:

  1. La discendenza di uno dei loro capostipiti, e cioè quella di Guglielmo Alfieri, si bipartisce nel XVI secolo in due fratelli: Antonio Alfieri, la cui linea ci porta ai signori di Cortemilia; Ludovico Alfieri, dai cui discendenti si arriva ai signori di Magliano (da cui poi i marchesi di Sostegno);

  2. Dall’altro capostipite Alferio Alfieri, si giunge ai conti di Magliano e di Castagnole Lanze.

Il ramo di Cortemilia va ricordato per due personaggi di spicco: Benedetto Alfieri, architetto del re Carlo Emanuele III, e Vittorio Alfieri il grande tragico italiano con il quale questa linea finisce nel 1803.



el 1213 Ogerio Alfieri e i suoi fratelli furono investiti dal comune di una parte di Mombercelli. Nel 1277 la famiglia fu obbligata a vendere le sue quote di Mombercelli ad Asti e rimase in possesso di alcuni beni allodiali siti all'interno e all'esterno del castello. Successivamente (1314), Martino Alfieri si riappropriò con la forza dell'intera fortezza di Mombercelli, causando la reazione di Asti che la incendiò e distrusse. Nel 1329 gli Alfieri vendettero Mombercelli agli Scarampi.
Gli Alfieri furono anche signori di Magliano, avendo acquistato il castello tra il 1240 e il 1242 ed essendone stati investiti dal vescovo.